un blog per sopravvivere al mal d'amore e per non annoiarsi sul trenoaltavelocita' roma-milano
sabato 29 marzo 2014
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE VI
"vieni sotto casa mia, alle 8"
il messaggio non era di riccardo.
il messaggio era di maria.
maria aveva scelto la sua strada maestra, e contro ogni previsione, come sulle mappe, quella strada indicava riccardo, con la freccetta rossa, come localizzazione finale.
nessuno puo' dire a qualcun'altro, chi deve e chi non deve far parte della sua vita.
ma in questo caso il rischio di fallire e di soffrire, di nuovo, era piu' alto della norma, e maria lo sapeva.
attenzione pero'.
un'intuizione, a volte, puo' arrivarci sotto mentite spoglie. puo' essere pauradirimaneredasoli, insicurezza, vogliadinonperdere o nonlodeveaverenessunaltrasenonpossoaverloio mascherati da decisione.
in questi casi bisognerebbe si, affidarsi alla propria strada maestra, ma anche aggiungere una botta di culo q.b.
riccardo e maria si rivedono. maria ha tutti i fili scoperti. una sorta di allegro chirurgo sentimentale.
e lui sapeva che, appena toccato qualche bordo scoperto, le possibilita' di riuscita sarebbero dimunite radicalmente.
maria aveva paura, aveva paura che lui non la volesse tanto quanto lei voleva lui, aveva paura che non dicesse la frase che in realta' aveva immaginato sentire, aveva paura di essere nuovamente delusa, e aveva paura di percepire di nuovo il fallimento, si, anche in un verbo troppo debole.
le energie si muovono sotto forma di vibrazione, si sa, e maria vibrava come una cassaforte con combinazione e pochi tentativi a disposizione.
riccardo, affondato, aveva cominciato una sorta di festival del meaculpa. peccato che lei non volesse sentire cosa aveva sbagliato prima, perche' c'era e sapeva, lei voleva sentire cosa non avrebbe sbagliato dopo, e quanto era disposto a dare una volta riavuta la sua donna.
in questi casi si apre una sorta di tacita trattativa.
ogni parte cerca di esporre in maniera efficace le proprie ragioni cercando e sperando che si incastrino e collimino perfettamente con quelle dell'altra parte.
ma è un gioco scorretto, perche' man-mano che riccardo offriva, dall'altra parte la richiesta di maria cresceva in tempo reale, e in maniera esponenziale.
l'offerta non copriva mai la richiesta finale.
riccardo stava quasi mollando quando l'aiuto arriva proprio da chi stava cercando di sabotarlo con tutte le forze.
"io non voglio cambiarti, ma tu non cercare di cambiare me. quello che ti chiedo non è di diventare perfetto, non mi sono innamorata di te perche' ti pensavo perfetto. ma se rimani, devi giurarti/mi che è per stare bene, non per rifarsi del male."
la sua cyrano aveva le idee chiare, se poi ci si aggiunge che lo amava disperatamente come il primo giorno, non ci vuole molto a capire che riccardo aveva trovato e aveva davanti a se',
la donna della sua vita.
dissolvenza.
dopo qualche mese di frequentazione, il giusto tempo per riprendere le misure, riccardo e maria ufficializzano il loro revival. ma riccardo sentiva che mancava qualcosa.
passati un paio di mesi, riccardo le chiede di sposarlo.
maria accetta.
oggi stanno insieme da 5 anni, hanno avuto una bellissima bambina,
e stanno provando a darle una sorellina.
ma cio' che piu' importante, ripensando al loro "buco", sia riccardo sia maria, sono sereni nell'asserire che senza quel dolore, non avrebbero capito l'importanza che avevano l'uno per l'altra.
io per prima non avrei scommesso neanche mezzo kinder bueno su questa coppia, ma a volte, come si è gia' detto, solo quando si comincia a mettere in conto di perdere qualcosa, ci si mette nelle condizioni di poterlo vincere veramente, quel qualcosa.
giovedì 27 marzo 2014
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE V
solo quando si comincia a mettere in conto di perdere qualcosa, ci si mette veramente nelle condizioni di poter vincere quel qualcosa.
il mondo confuso di riccardo piano-piano prende una forma un po' piu' definita.
la pecca di questa grande novita' è che fosse venuta solo dopo aver messo maria nella condizione di non credere piu' in lui e di averle aperto il cuore in due.
non siamo fatti di atomi, ma di scelte.
sono le nostre scelte che mano-mano, ci mettono nelle condizioni di poter fare altre scelte, e prendere una direzione, oppure, esattamente quella opposta.
basta una decisione sbagliata o giusta che sia, per proiettarci altrove da dove avremmo dovuto essere. ripeto, sia nel bene, sia nel male.
riccardo provava il tutto-per-tutto, lottando, convinto di trovarsi di fronte alla donna della sua vita, che una sua debolezza gli aveva fatto allontanare.
maria provava il tutto-per-tutto, proteggendosi, convinta di trovarsi davanti ad una persona confusa che le aveva fatto male, e che tornando poteva finire il lavoro lasciato in sospeso.
difficile poter giudicare, come difficile è anche dare consigli a due persone in una posizione del genere.
queste situazioni sono il frutto di un proprio essere, della propria indole, del proprio carattere.
nessuno puo' dire a qualcun'altro se una persona puo' fare parte della sua vita o meno. specie in una situazione delicata come questa.
sta di fatto che i due non si sentono per mesi, e le poche volte che si sentono, riccardo riesce anche ad ingelosirsi della relazione in cui maria aveva trovavo rifugio per colpa sua.
"si nun so' matti, 'nce li volemo".
di nuovo in contatto con maria, l'unica cosa che mi son sentita di dirle è questa.
di ascoltare la sua strada maestra. non poteva mentire a se'stessa. ognuno di noi conosce i propri desideri e i propri limiti.
perche' ci sono due strade dentro di noi.
quella legata all'istinto, che spesso ci porta la'-dove non avremmo dovuto andare, in situazioni piu' leggere.
e poi c'è la strada maestra, quella che, in casi cosi delicati, ci frena dall'andar troppo al di la' delle nostre possibilita'.
e cosi fece maria.
passarono ancora due settimane.
poi un sms,
vieni sotto casa mia, alle 8.
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE VI, sabato 29 marzo
lunedì 24 marzo 2014
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE IV
vietato vietare.
vietato capire.
vietato illudere.
cosa stava facendo? cosa voleva ottenere? dove pensava di arrivare?
riccardo aveva abusato dei suoi poteri, dei suoi sentimenti, delle sue confusioni.
buttarsi nel vuoto trascinando con se' maria?
o riemergere cercando di aggrapparsi a lei?
vedere il bicchiere non mezzo vuoto o mezzo pieno, ma mezzo sporco o mezzo pulito.
nessuno avrebbe potuto capire avendo cosi pochi sintomi, se quella malattia fosse autoimmune o virale.
maria sparisce, svanisce, scompare.
riccardo pietisce, impazzisce e agisce.
comincia a chiamarla, cercando di spiegare, raccontando, denunciando, come se qualcuno al suo interno avesse rotto la diga.
la diga dei dubbi, del dolore e delle sue frustazioni.
voleva condividere, finalmente. proprio ora che l'aveva persa, buffo no?
(sindrome della perdita del giocattolo?)
troppi punti di domanda, ai quali maria non voleva dare una risposta.
sceglierla, averla, e recuperare. una missione la sua.
fatalita' solo dopo averla fatta sanguinare.
ma di norma chi fa danni di questa caratura, non puo' pensare di cavarsela con poco.
non deve cavarsela con poco.
maria non risponde piu' al telefono.
la follia è che riccardo, nonostante i suoi sentimenti fossero cambiati repentinamente in pochi mesi, piu' volte, riesce comunque a sorprendersi di fronte a cotanto muro.
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE V, mercoledi 26 marzo
venerdì 21 marzo 2014
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE III
riuscire a capire i meccanismi di una simile apnea e di una simile esplosione di consapevolezza, a volte lungi dall'essere possibile.
riccardo aveva prenotato le sue lacrime, le sue urla, e la relazione di maria, in un packaging di dolore e disperazione.
il dolore è una brutta bestia quando non viene messo in conto. ci torce, si dimena e a volte ci dilania.
crea buchi.
e riccardo era cintura nera di buchi-fai-da-te.
infatti, a grande richiesta, non cerca ne' un confronto con un amico per decifrare il volta faccia dei suoi sentimenti, ne' tanto meno una conferma se quello che stava per fare fosse la cosa giusta da fare.
la fa e basta.
riccardo decide quindi di chiamare maria. si, la chiama, subito, ora.
la follia abitava anche a casa di lei a quanto pare, perche' maria risponde. come nulla fosse.
lui le chiede di vedersi, urgentemente.
lei accetta.
l'invito sa di riepilogo, di possibilita', di imprevisto, di bilancio, di ripensamento, di cazzata.
noi donne si sa, spesso siamo stacanoviste del dolore, del dramma prêtàporter e del cattivo gusto.
maria aveva accettato- dice- non foss'altro per avere una visione completa dello stronzo che era il suo ex.
è importante lasciarsi uno stronzo intero alle spalle, mezzo rimane scomodo.
e incontro fu.
come da copione, maria rimane muta come sulle pareti del bar fosse appeso un divieto con tanto di cartello "non parlare".
riccardo nonostante il posto (neutro) scelto da maria gli fosse andato bene, rimane anche lui in silenzio per qualche minuto a voler rispettare le regole immaginarie di un veto che faceva comodo a tutti e due.
dopo 3 chinotti e due birre, finalmente il coraggio.
le spiega tutto, come se la penetrazione eseguita da un altro fosse stata la parola d'ordine per avere la soluzione all'enigma.
maria ascolta e rimane di sasso.
riccardo si apre come un armadio chiuso da anni, i cui scaffali interni avevano ceduto, e tutto viene fuori con una potenza tale da rimanerne stravolti.
riccardo spiega che quella sua ascesa al lavoro era qualcosa che lui non sentiva veramente sua, gli sembrava obbligatorio avere un tipo di ambizione del genere nell'agenzia dove lavorava, che fosse giusto, viste le sue potenzialita', la sua eta', il suo talento che lui fosse completamente disponibile a crescere lavorativamente costiquelchecosti.
ma la cosa che gli faceva piu' male, era che quella sete di potere e di successo non gli era mai combaciata, per cui, pur di non ammettersi che lui non era cosi attaccatto al lavoro e competitivo come richiesto, aveva preferito dichiararsi sabotato da lei.
doveva giustificarsi con se' stesso, l'aver rinunciato a cotante opportunita'andava spiegato in qualche modo.
continuando poi con il fatto che lui la amava come non aveva amato nessuna, che pero' l'idea di perderla in quel momento gli faceva meno paura di ammettersi che era un cojone.
touché.
maria lo guarda, si alza, con la sinistra impugna la borsa, e con la destra lo colpisce in faccia.
dissolvenza
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE IV, lunedi 24 marzo
mercoledì 19 marzo 2014
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE II
come ogni decisione presa senza spiegazione e senza ragionamento, quella di riccardo, lascia un buco tra lui e maria.
un buco, un abisso, una voragine, una fossa, una crepa, il vuoto.
vuoto in cui entrambi sembrano galleggiare per molte settimane. non si sentono piu'.
maria non solo non capiva il perche' di una decisione presa senza un confronto, senza riflettere ne' tanto meno senza condividere. lei non capiva e basta. chi avrebbe potuto?
la crisi che porta due a lasciarsi dovrebbe prevedere distaccato, non amore, un muro, poca comunicazione, niente sesso.
e nessuno di questi ingredienti era presente nella ricetta del dolore per due persone preparata da riccardo. aveva incredibilmente anientato una relazione sana, costruttiva e alla pari.
senza un vero perche'.
gocce di dubbi, briciole di ambiguita', macchie di follia, schegge di assurdo.
maria sapeva di non essere stata cosi' pedante, cosi' sfuggente o cosi' oppressiva per meritare una reazione, figuriamoci una reazione cosi esagerata!
per cui forte della sua posizione, ingoia il boccone, e raccogliendo le forze rimaste dopo lo shock della notizia, si rialza e decide di andare avanti.
dall'altra parte, riccardo sembrava sedato.
non una parola al lavoro, non una parola con la famiglia, non una parola con gli amici. e, a chiunque tentasse di estrarre un aggettivo, un commento, o un'esclamazione, non solo non arrivava nulla, ma a volte rischiava anche un'aggressione verbale.
dopo un mese, riccardo arrichisce lo spettacolo fornendo una nuova protagonista.
comincia ad uscire con letizia, account dell'agenzia.
relazione ostentata, fotografata, certificata, esibita, documentata, dal primo minuto.
le reazioni delle persone erano due:
- quelli che appoggiavano in pieno la nuova love-affair tra il capo e la bella, ignorando completamente le vicende e lo stato d'animo di riccardo di 30 giorni prima.
- quelli che vedevano la nuova "coppia" per quello che era, un sintomo di una malattia chiamata "maria".
riccardo riusci' ad ingannare poche persone, solo cinque persone (incluso se'stesso) credettero a quella nuova felicita' con filtro "amaro".
il prodotto se pur invitante, aveva avuto una cattiva distribuzione, e credibilita' zero.
maria nel frattempo era svanita.
dissolvenza.
riccardo invade i social con la sua nuova felicita'-chilometro-zero.
e nessuno poteva dirgli che cio' che stava facendo non aveva senso, era evitabile o di cattivo gusto.
lui non avrebbe piu' rinunciato alle sue ambizioni, limitandosi o censurandosi, anche se questo comportava perdere l'unica donna che lui avesse mai amato e il suo amor proprio.
aveva deciso.
il replicante si nutriva di giornate a base di letizia, nuovi progetti e riconoscimenti.
si sentiva capito, giustificato, accolto e libero. si sentiva se' stesso al 100%. finalmente.
nel frattempo, come si sa, la ruota gira, e quando gira, se non ti sei agganciato bene, la ruota, te po' schiaccia'.
tramite i social, amici comuni e persone disgustate dal suo comportamento, all'uomo in carriera arrivano le prime indiscrezioni di una storia tra maria e un certo adriano.
se l'assurdo avesse avuto un indirizzo, in quel periodo sicuramente era domiciliato a casa di riccardo, che alla notizia perde la ragione, distrugge prima parte del suo ufficio, poi parte di casa sua.
scioccato, dopo aver cercato ed ottenuto conferme, allontana da casa in malo modo anche letizia, che nelle settimane precedenti, visti i suoi facili entusiasmi, si era trasferita da lui.
prima esplode il trio assurdo-riccardo-letizia poco dopo la bugia riccardo-liberta'-ricoscimenti.
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE III, venerdi 21 marzo
lunedì 17 marzo 2014
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE I
la storia di oggi ha come scenario un'incantevole e molto grigia milano.
maria e riccardo si conoscono prima tramite amici comuni, poi finiscono anche col collaborare insieme.
riccardo lavora in pubblicita', maria fa la scrittrice-giornalista.
i due si piacciono subito. senza partire pero' in quarta. forse una degna conseguenza dell'uscita fresca da una storia importante di entrambi.
la frequentazione, da subito, sembra un po' asimmetrica, pende palesemente dalla parte di maria, anche se riccardo fa di tutto per dimostrare il contrario.
in realta' i due sono molto complici prima che innamorati, e questa "colla" ha doppia funzione in alcune coppie.
la prima, era che, anche durante periodi un po' burrascosi, i due trovavano sempre i lati positivi dello stare insieme, e secondo, la'-dove mancava l'attrazione o la consapevolezza di voler stare insieme, subentrava comunque il gioco di squadra, ovvero il non voler abbandonare il gioco, per non perdere il rapporto con l'altro, fosse anche solo la loro bella amicizia.
dove c'è complicita', rispetto e attrazione, mi si insegna che c'è materiale sul quale lavorare e per cui lottare. ça-va-sans-dire.
ma anche fatta questa premessa, la storia trottava comunque tra alti e bassi.
non c'era sufficente comunicazione, si lasciava quindi del malcontento, del non vissuto, del non compreso. tanti buchi. i due seminano, strada facendo, tanti buchi.
ma possiamo parlare comunque di una relazione "sana".
parallelamente, riccardo aveva preso molto a cuore il suo lavoro e la sua voglia di emergere in una citta' dove sentiva molta competizione sul lavoro, soprattutto con le persone piu' grandi e apparentemente, con quelle con piu' esperienza di lui. non era mai sazio, e se a volte maria lo supportava, altre volte, sentiva che il loro rapporto lo limitasse.
non sapeva se era un suo limite, dettato dalla sua indole, da qualche insicurezza, dalla paura di vincere, o se il suo sentirsi fidanzato lo facesse sentire handicappato, veramente handicappato.
fatto sta che a furia di fare bene il suo lavoro, riccardo ottiene finalmente un riconoscimento, anzi il riconoscimento.
diventa direttore creativo dell'agenzia in cui era entrato come "matricola-portacaffe'" solo 5 anni prima.
giovanissimo, appagato, realizzato. ambizioso.
ovviamente il tutto viene condiviso con maria che non solo è fiera dell'ascesa della sua dolce meta', ma lo incita a fare meglio, anzi, di piu!
lui la prende immdiatamente in parola.
i due festeggiano e fanno anche nuovi progetti, ripromettendosi pero' di passare piu' tempo insieme, perche' a detta di maria, la sua nuova posizione aveva sabotato tanti weekend e tante serate che prima le venivano dedicati. lei non glielo faceva pesare, ma semplicemente notare.
di fatto non era un'impressione, da quando ricopriva il nuovo ruolo all'interno dell'agenzia, i ritagli di tempo che lui le dedicava, erano sempre meno e sempre piu' brevi.
dissolvenza.
i giorni passano, tutti un po' uguali, fino a quando in ufficio, comincia a girare una voce, sempre piu' insistente, ovvero che si stava per aprire una nuova agenzia, una sorella gemella, a parigi.
se dapprima riccardo esplode di gioia e la notizia gli inietta adrenalina in corpo, l'effetto viene diluito e scema non appena a contatto con la realta', la sua realta'. riccardo percepisce la notizia come la fine della sua storia con maria.
non avrebbe mai retto a distanza, lei reclamava gia' ora che vivevano sotto lo stesso tetto milano-milano, figuriamoci diverso tetto, milano-parigi. per non parlare poi dell'idea di lei sola a milano.
riccardo era devastato, irrimediabilmente.
digerita quindi la notizia e le devastanti conseguenze, reclamato dai capi dell'agenzia per confermare il suo trasferimento,
senza premettere nulla a nessuno, punta la sala-riunioni, e sbalordendo tutti, si chiama fuori dal progetto "paris" senza alcuna spiegazione.
togliendosi dal progetto, non solo rinuncia ad una nuova posizione, a nuove respoansabilita', ad una nuova avventura, ma anche ad un grasso, grassissimo stipendio. un kamikaze.
i giorni che seguono la decisione (mai comunicata a maria), sono l'inferno.
inconsciamente, ma anche po' consciamente, riccardo, voleva far pagare all'ignara maria, le conseguenze della sua decisione.
non osava dirglielo, ma nello stesso tempo, non osava perdonarglielo.
i mesi che seguono l'aborto parigino, sono devastanti. maria era colpevole di non aver lasciato riccardo crescere nel suo lavoro, anche senza averlo fatto veramente.
poi, dopo 4 mesi di agonia, maria chiede chiarimento di cotanta cattiveria e aggressivita' e riccardo come con la notizia di parigi, senza alcune condivisione e/o spiegazione, dopo 5 anni di amore devoto, lascia maria.
"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA NEL CESSO" - PARTE II, mercoledi 19 marzo
sabato 22 febbraio 2014
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE IV
ci sono poche occasioni in cui si riesce a fare un bilancio di una storia. a volte questo bilancio viene effettuato sotto forma di cortometraggio, proiettato direttamente sulle pupille.
un piccolo film a low budget, girato interamente nella nostra testa. in cui le immagini scorrono veloci, a volte si sovrappongono, quasi a non poterle riconoscere, in cui ogni singolo frame lascia un graffio sugli occhi e in cui ogni singola parola non viene riportata ma urlata nelle orecchie.
la sente con voce forte e chiara.
"mi sposo".
lo aveva sentito benissimo come se fosse nato per sentirlo.
"mi sposo".
tutto viene decifrato nella sua testa. da capo.
"mi sposo".
ecco, ogni piccolo suggerimento sussurato da barbara, ogni piccolo tentativo di recuperare intimita', ora è in dolby surround e giacomo puo' sentire tutto, tutto quello che non aveva voluto sentire per mesi, mentre barbara era ancora sua.
le urla di soccorso di lei, ad interrrompere le lamentele che lui non aveva avuto voglia di diluire o lasciare a casa e che barbara aveva incassato, suo malgrado.
il distacco fisiologico, il surgelamento azionato con ogni singolo aneddoto noioso dell'ufficio senza tener conto del lavoro di lei, delle sorprese preparate di settimana in settimana, e dei cambiamenti della casa mirati solo a farlo sentire speciale, pensato, anche a distanza.
"mi sposo".
barbara aveva deciso. aveva provato a far capire il suo disagio, ma quando si era sentita sola, non aveva piu' voluto chiedere qualcosa che non le era stato dato e che evidentemente non le spettava.
provare a cambiare la persona che si dice di amare, non è amore.
lasciarla andare lo è.
e barbara lo aveva lasciato andare, ecco il perche' di quei mesi di lacrime.
ma anche con le risposte ai mille perche', giacomo non regge la notizia.
inizia un festival di insulti mirati a far crollare lei, tanto quanto lui.
era impazzito, erano stati insieme per 5 anni, non poteva finire tutto cosi, con quella frase di merda.
barbara incassava anche gli insulti.
"mi sposo".
giacomo rientra nell'assetto vomito e barbara rimane nella conversazione ma in modalita' impermeabile.
nulla la smuove, neanche le insinuazioni piu' meschine che escono dalla bocca di lui, quasi sputate. fino alla domanda fatidica:
"lui, lui chi è ?"
per tutelarsi, giacomo, quella domanda non avrebbe dovuto farla. soprattutto dopo averla aggredita.
infatti barbara, dopo tutti gli insulti ricevuti, gli risponde di gusto e lo lascia per terra, con unica parola.
"brian".
colpito e affondato.
giacomo fa cadere la cornetta, la conversazione e il suo cuore. tutti giu' per terra.
i mesi che seguono sono l'inferno.
giacomo stesso li definisce cosi. il dover aprire gli occhi la mattina e il doverli richiudere la sera, prima di andare a dormire. un inferno.
piange ogni volta che qualcuno gli chiede di lei, o quando qualcuno gli chiede se è vero che si sposa, o peggio che mai, quando qualcuno gli chiede "comeva".
passato il primo mese, giacomo cerca di reagire.
prova a scopare con tutte le amiche di lei, poi con tutte quelle che lei nel corso dei cinque anni aveva allontanato, con cui aveva discusso, o di cui era stata gelosa.
ma con vani risultati.
il suo sguardo era spento e le sue intenzioni ancora di piu'.
mancano 10 giorni.
giacomo aveva perso cinque chili, l'autostima, e aveva allontanato buona parte delle persone che conosceva, stanche di sentire insulti sulla sua ex e sul suo nuovo fidanzato.
lui sapeva che se lei era finita con "brian", buona parte della colpa era sua.
ma aveva ricomiciato, non voleva sentire.
mancano 5 giorni.
giacomo blocca ogni tipo di informazione gli possa arrivare.
dai social, agli amici comuni, alle facce o espressioni di persone che potevano sapere.
"mi sposo".
mancano 2 giorni.
giacomo pensa di andare da lei, di dirle che si spettano, che sono fatti l'uno per l'altra, che non poteva sposare uno che conosceva da pochi mesi e chiudere con lui, con cui aveva condiviso tanto.
e poi, le stesse parole, vengono riproiettate dall'interno, paralizzandolo.
"mi sposo".
barbara si è sposata con brian.
vivono a londra e hanno avuto una bambina.
venerdì 21 febbraio 2014
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE III
gli squilli diventano come aghi nelle orecchie.
a giacomo scoppiano in testa tutte le risposte possibili a quel silenzio. tutte in un gran frastuono.
frastuono che prende la forma di paranoia, dolore, distanza, abbandono, chiusura, distacco..tradimento.
nulla nella sua testa poteva piu' aiutarlo a fingere.
sapeva che la stava perdendo, ma cio' che non sapeva, era "da quanto tempo".
finalmente il telefono squilla, ed era lei, barbara.
voce normale, che lenisce subito l'affanno di giacomo, ma dopo pochi secondi, l'affanno ricomincia.
barbara aveva una voce svuotata, direi d'ordinanza, senza intenzioni, senza tono ne' obbiettivi.
dopo qualche parola di convenienza, non solo non si giustifica per l'accaduto, ma annuncia che lui è perfetto.
giacomo è confuso, non capisce neanche per un secondo dove voglia andare a parare.
" sei perfetto, si, cosi' come sei, sei una bella persona, ma non vai bene per me".
finalmente, ecco la frase, tanto temuta.
giacomo crolla come il muro di berlino, come le torri gemelle o come il governo berlusconi, senza perdono.
cio' che sente, intendo dall'altre parte della cornetta, è una persona stanca ma decisa, dispiaciuta ma convinta, vicina ma disinnamorata.
non crede alle sue orecchie e tenta un " non aspetti che io dica nulla, giusto?"
silenzio.
clic.
dissolvenza.
siamo a gennaio.
giacomo comincia ad uscire tutte le sere, vuole distrarsi, ma unica cosa che riesce a fare, è chiedere consiglio su come riconquistarla, a chiunque incroci il suo sguardo. barbara diventa un'ossessione, lui un penitente, comincia infatti a riconsocere tutte le sue colpe. una ad una. vuole sapere come rimediare.
partono quindi mail, messaggi, lettere, uozzappate, skypaite...
ma da londra, il silenzio.
nessun gesto viene degnato di attenzione ne' risposta.
allora giacomo, insospettito, comincia a chiamare le colleghe. vuole sapere la verita'.
vuole sapere se c'è un altro. sarebbe l'unica spiegazione.
la grande sorpresa, che finisce di distruggerlo, è che, le colleghe, quasi scioccate, raccontano di una barbara anientata, che piange tutto il giorno, la quale viene monitorata per paura che possa fare una sciocchezza.
barbara andava al lavoro e una volta tornata, piangeva fino ad addomentarsi, sul divano di qualcuna delle sue amiche.
era irriconoscibile, spenta, depressa, provata.
giacomo rimane senza parole. non capiva.
lei aveva preso la decisione, senza lasciar nessuno spiraglio, e piangeva da quando si svegliava a quando andava a dormire? perche'?
giacomo tenta il tuttopertutto.
va a londra.
barbara, avvertita, non si fa trovare.
da fuori sembrava tutto folle. io stessa conglio a giacomo di lasciarla andare.
se si spettavano, si sarebbero ritrovati, strada facendo, senza forzature.
ma forse, giacomo sapeva che qualcosa si era rotto. per questo rimaneva fermo, non per il mio consiglio.
passano un paio di mesi.
la situazione non cambia.
giacomo usciva solo per avere nuovi punti di vista, dritte o consigli sul da farsi.
spiegava a chi-che-sia la sua posizione, uomini-donne e a volte anche adoloscenti.
sperava in una nuova frase, in un nuovo appiglio, in un nuovo punto di vista, sapendo che nessuno glielo avrebbe fornito.
si perche' quando si ascoltano cosi tante risposte dagli altri senza trovare la soluzione, è perche' gia' sappiamo la verita', è che non abbiamo il coraggio di dircela..
passa un altro mese.
giacomo è provato, dimagrito e frustrato.
vorrebbe andare a londra, ma qualcosa lo trattiene.
poi una mattina, finalmente il cellulare squilla, il nome di barbara fa brillare il display.
"barbara love" - rispondi
scorrere per rispondere.
giacomo scorre.
"ciao, sono io"
" si lo so, mica ti ho cancellata."
" ti devo parlare, urgente."
" dimmi barbara, io ti ascolto."
" giacomo, volevo lo sapessi da me, fra due mesi mi sposo."
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE IV 22 febbraio
giovedì 20 febbraio 2014
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE II
giacomo accusa. la partenza bloccata gli lascia l'amaro in bocca, ma decide di non dire nulla a barbara.
i due si fanno scudo dei propri problemi, e vanno avanti aspettando che le famose due settimane passino, facendo finta di niente.
barbara non cambia atteggiamento verso giacomo. e giacomo vedendo tutto normale, non si preoccupa assolutamente di quella prima buca sulla strada. decide di aggirarla come si farebbe istintivamente con lo sterzo, per non finirci dentro, fosse anche solo per poco.
i due continuano quindi a vedersi e a sentirsi, regolarmente.
giacomo trova sempre un po' di spazio in valigia per qualche problema seminato a roma, e barbara lo ascolta, viste le innumerevoli volte in cui si era trovata a reclamare in maniera educata senza avere ottenuto nessun cambiamento.
i due si vivono, con poco entusiasmo.
dopo svariati mesi, quasi allo scadere del secondo anno, barbara manifesta il suo desiderio di rimanere a londra e di non tornare piu'.
giacomo, per la prima volta ne è spaventato, sente che la frase è un'affermazione che non prevede risposta o dialogo.
ne è spaventato ma cerca di mantenere il controllo.
vede barbara diversa, ma per prigrizia, lo associa al nuovo lavoro e alla nuova residenza.
cosi' tanti cambiamenti fatti in cosi' poco tempo, lascerebbero il segno su chiunque, si dice.
durante il suo soggiorno, i due escono, erano stati invitati ad una cena da una collega di barbara.
una volta seduti, scoprono che la padrona di casa, una ragazza un po' fricchettona, per essere sicura che tutti parlassero e conoscessero tutti, aveva dato un ordine prestabilito ai posti.
un po' come a scuola quando l'insegnate separa i chiaccheroni, ecco, li era fatto per unirli, a caso, e farli chiaccherare.
giacomo si ritrova accanto a michael, uno stilista gay, simpaticissimo, e barbara accanto a brian, un atleta famoso per aver vinto anche una medaglia olimpica.
nessun problema, la cena è perfetta, la compagnia piacevole, e il gioco do-cojo-cojo riuscito. tutti parlano con il proprio dirimpettaio come non ci fosse un domani.
a fine cena, giacomo si rende conto che barbara non lo aveva mai cercato, neanche con lo sguardo.
non si insospettisce piu' di tanto, perche' a vedere brian, non era proprio il tipo di barbara.
lei odiava i biondi, cosi' fisicati poi, era a dir poco allergica.
i due rientrano a casa. è la sera prima della partenza. lui le salta addosso e la bacia.
lei ricambia il bacio, ma come intuisce movimento che fanno capire l'eventauale seguito., si blocca...
lo blocca.
" sono stanca" poi hai preso il volo delle nove, ti dovrai svegliare come minimo alle sei, andiamo a dormire".
giacomo rimane prietrificato.
Di tutta la frase, l'unica parola chegli fa scattare l'allarme, non è il fatto di sentirsi rifiutato, giacomo è scioccato dal "ti" (dovrai svegliare).
fino a quel momento era sempre stato "ci" (dovremo svegliare).
quel " ti" perfora la testa di giacomo tutta la notte, e il buco ottenuto viene sapientemente farcito con due etti di paranoie, una spruzzata di incazzatura e attacchi di panico q.b.
la mattina barbara non apre neanche gli occhi, nonostante la sveglia lasciata andare da giacomo, che tentava di farle aprire almeno gli iocchi, non foss'altro per salutarla.
nulla.
giacomo parte, ma con una cosa in piu' nella valigia, la sua impotenza, piegata in quattro, come lui del resto.
una volta a roma, avendo subodorato aria di crisi, giacomo comincia ad allarmarsi. la distanza che prima nutriva il loro amore ora nutriva le sue paure.
ogni gesto al lavoro, veniva inquinato da questa nuova sensazione di precarieta'.
sentiva chiaramente le vibrazioni sempre piu' deboli di barbara. sapeva che qualcosa era in atto, non sapeva cosa, e questa era la parte che gli metteva piu' angoscia.
la sera decide di chiamare per chiedere spiegazioni, o per sondare il terreno, ma non solo barbara non lo tranquillizza.. barbara non risponde proprio, perche' non era a casa.
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE III, domani 21 febbraio
mercoledì 19 febbraio 2014
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE I
giacomo e barbara sono il risultato di destino+buongusto.
il loro trovarsi, incontrarsi, e desiderarsi sembra un ovvieta'. per tutti. sarebbe stato un delitto non vederli insieme.
sono una bella coppia, hanno stesso gusto(gran gusto), tante cose in comune, e si amano, tanto.
la sera, in giro per locali, feste o vinerie, incontrarli fa bene agli occhi, sempre sorridenti, sempre pronti alle chiacchere, e il tutto, sempre guarnito con occhi luminosi e complici.
ci sono, si, sono dentro alla storia. si spettano.
e la cosa che colpisce, è che il tutto non è solo una facciata, la loro complicita' buca anche le mura di casa.
personalmente ho avuto a che fare con loro per qualche giorno in vacanza, e non scherzo, quando dico che non avevo mai vista tanta armonia, considerazione reciproca e desiderio dell'altro.
giacomo fa il fotografo, barbara la webdesigner, ovviamente non è vero.
il lavoro di giacomo non solo va a gonfie vele, ma tende ad aumentare in maniera esponenziale ogni mese e anno che passa.
i due, anche se con esigenze diverse, riescono a trovare sempre il modo e la voglia di spendere del sano tempo da soli.
curano ogni dettaglio, ogni singola richiesta dell'altro e anche quando i desideri non si incontrano, i due riescono a trovare dei felici compromessi.
la parola compromesso è gia' brutta di per se', per cui associarla a qualcosa di positivo la fa passare con una nuova identita'. e loro questo lo sapevano.
al cinema, erano amanti di due generi completamaente diversi.
giacomo amava i film horror e barbara le commedie.
con grande semplicita' nessuno dei due rinunciava alle proprie passioni.
prima si vedeva un film horror, poi a seguire la commedia, e cosi via, a rotazione.
è interessante vedere, respirare e vivere, anche se solo da fuori, una coppia come si dice... sana!
non se ne incontrano spesso.
ogni volta che avevo la possibilita' li scrutavo, li monitoravo, e cercavo di ricordare ogni singolo dettaglio, quasi stessi redigendo il mio vocabolario sentimentale.
loro apparivano sotto la voce: equilibrio.
la foto sarebbe stata quella che gli avrei scattato io a loro insaputa, mentre l'una cucinava e l'altro la guardava dal salotto.
ecco. cosa altro dire?
gli anni passano, e non solo giacomo accumula lavori sempre piu' importanti, sempre meglio retribuiti.
anche barbara, dal canto suo, ottiene riconoscimenti, che la chiamano fuori dal raccordo, anzi fuori dallo stivale, a londra.
una volta messo al corrente, giacomo sembra aver capito altro.
la sua reazione è innaturale, pacata, quasi assente. è molto fiero della sua donna e non vede assolutamente problemi al trasferimento. anzi.
da fuori i maligni hanno subito pensato male.
ma cosi fanno le coppie sane, con un legame solido, si fidano.
barbara è agitata, emozionata ed eccitata. adora londra e confessa che sarebbe sempre stato suo desiderio viverci, per cui la notizia la lascia senza fiato.
dopo poche settimane, barbara parte. e il rapporto continua come nulla fosse, a distanza, ovvero a distanza di due settimane, che era il tempo massimo che giacomo e barbara lasciavano passare prima di vedersi.
la distanza riaccende anche la passione, e da fuori diventano anche fastidiosi, tanto innamorati.
roma-londra diventa la nuova scenografia del loro amore, fatto di messaggini notturni, skypate a sorpresa, e foto osé mandate nei momenti meno opportuni, e ricevuti spesso durante riunioni e accanto a clienti.
i weekend diventano cosi chiuse con l'unico obbiettivo quello di odorarsi, carezzarsi, fare la spesa e mangiare a letto, davanti a un film o davanti alle rispettive facce assetate d'amore.
il trasferimento dura un anno, durante il quale, giacomo si confessa di essere felice e di sperare che venga riconfermato.
adora londra e adora tornare a roma a lavorare dopo due giorni e mezzo di sesso e cibo calorico.
il trasferimento viene confermato. barbara rimane un altro anno.
ad ogni arrivo a londra, barbara dispone dello stesso entusiasmo, mentre in giacomo, nonostante l'eccitazione non muti, l'arrivo e gli incontri diventano un pochino piu' stanchi.
non appena nelle braccia della sua amata, non approfitta di sentire, sapere e capire cosa ne sara' di loro durante il tempo a disposizione, ma continua con la serie di lamentele iniziate su skype a meta' settimana.
barbara gli chiede sempre piu' spesso di usare quel weekend per viversi e di usare i giorni infrasettimanali per parlare delle loro rogne, ma giacomo ignora il suggerimento e continua a portare in valigia i problemi del lavoro e le lamentele piegate per bene accanto alle mutande.
ad ogni arrivo, le lamentele e i problemi sono della stessa natura, ma viene aumentata sia l'importanza che giacomo gli dedica, sia lo spazio all'interno dei tre giorni.
barbara lo fa notare piu' volte, ma senza grandi reazioni.
"è solo un periodo", confessa lui.
nulla di nuovo.
giacomo parla sempre piu' spesso di cio' che gli da noia e di cio' che vorrebbe ma non ottiene al lavoro, e racconta anche le varie discussioni riportatando anche materiale come sms o email da leggere durante la cena o appena svegli.
il tutto, ovviamente senza notare i vari cambiamenti nel loro nido d'amore, le varie sorprese a lui dedicate, e senza neanche curarsi del risultato pessimo che quell'assetto "vomito" aveva sulla loro relazione.
i mesi passano e giacomo arriva sempre piu'' distratto, mal rasato, con vestiti inadatti al tempo e alle varie situazioni previste da barbara.
barbara glielo fa notare senza grandi drammi e lui, dopo esersi scusato, promette che non succedera' piu'.
i mesi passano, e passa anche l'entusiasmo di barbara. che in uno dei famosi weekend non fa partire giacomo e raggiunge un'amica a parigi.
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE II, domani 20 febbraio
domenica 16 febbraio 2014
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE V
valentina crolla, si, ma crolla per la sua perdita in realta', non per beatrice.
ragionandoci su', aveva materiale sufficente per confessarsi che di ettore non le fregava piu' nulla.
da mesi.
gli aveva scritto "nontistimopiu'", come si puoì stare male per uno che non si stima piu'?
in tanti modi pare. ci si puo' far male per diverso tempo quando di mezzo ci son ben altre dinamiche.
valentina si stava punendo.
e come se non bastasse, di li a poco, inizia per lei, la sagra della ripicca.
..quando si dice amore..
sono giorni difficili.
direi giorni impossibili.
ovunque la notizia dei due nuovi innamorati.
foto su fb, chiacchere di amici comuni. e poi arrivano anche foto su twitter e istagram a suggellare.
tanto che valentina decide di cancellarsi ovunque per non dover impazzire.
la domanda era:
perche' due che si amano cosi' tanto, anziche viversi, passano le loro giornate a pubblicare foto in cui si baciano, cucinano, guidano, pettinano il cane, mettono il sale sull'insalata, cambiano il rotolo di carta igienica, entrano al cinema, comprano l'acedelicata al supermercato o fanno retromarcia nel parcheggio del bowling?
valentina fa di tutto per distrarsi dalla notizia.
nelle settimane che seguono, presa dallo sconforto, decide di uscire tutte le sere, e quando dico tutte le sere, intendo tutte le sere.
peccato che i due piccioncini, per completare l'album "noi siamo l'amore-parteuno", abbiano la stessa idea.
per cui ogni bar, locale, opening, happening, aperitivo, dopo cena, inaugurazione,
diventa luogo d'incontro-scontro per lo scomodo trio, che si riunisce, sempre.
beatrice non curante della sua posizione, bacia ettore come non ci fosse un domani, di contro ettore, la bacia, facendo attenzione pero', che valentina possa guardare, sia in linea visiva con il bacio, o che qualcuna delle sue amiche possa vederli e riportarglielo.
inutile, crudele, doloroso.
ma il gioco va avanti mesi, e quando dico mesi, intendo quasi sette.
durante i quali "lassurdonellassurdo" è il ritornello del castigo.
officiosamente, ettore fa arrivare a valentina che non è felice, che la storia con beatrice non è tutta rose-e-fiori, che è una ragazzina viziata e che lui potrebbe farne a meno, quando vuole.
ufficialmente, ettore fa arrivare a beatrice che ci tiene, che vuole cambiare per lei e con lei, e sogna convivenza e figli.
da fuori, è facile trovare la soluzione e tracciare la retta fra il nulla e la follia.
ma da dentro, scattano dinamiche ingestibili ed ingestite, e tutti i buchi dei malcapitati, diventano voragini di fronte a cotanta cattiveria e cotante bugie.
valentina non ne puo' piu'.
si apre. mi chiede come si puo' mettere fine a quella tortura. mi chiede aiuto.
la risposta, arrivati a quel punto, puo' darsela solo lei, nessuno poteva suggerirgliela.
nessuno altro poteva decidere di essere felice al posto suo.
unico consiglio che le do, è di valutare bene la posizione nei confronti di ettore.
perche' stava male all'idea che lui stesse con un'altra? era possesso?
lo rivoleva? voleva stare ancora male per uno che stava male? sarebbe riuscita a riprendersi uno che in realta' non stimava? o le faceva male aver perso e basta? aveva paura di stare da sola?
le domande potevano essere infinite o una sola, semplice.
se valentina si fosse voluta veramente bene, starebbe stata ancora cosi?
valentina, a gran fatica, e con l'aiuto di un terapeuta, una volta a settimana, riesce a individuare i veri motivi che la tenevano agganciata in quella situazione, e a distanza di quasi 9 mesi, accetta di aver perso, ma non ettore, ma la possibilita' di stare ancora male per uno che non l'avrebbe mai resa felice.
quindi l'aver perso, per la prima volta, la fece sentire sollevata.
e dopo qualche settimana, accetta le lusinghe di giacomo e dopo un paio di mesi, i due si fidanzano.
dall'altra parte, come da copione, senza lo spettatore, lo spettacolo non viene piu'messo in scena.
tra i due piccioncini, che rimangono senza audience (ovvero la spettatrice volontaria masochista),
la finta complicita', la finta attrazione, il finto legame, i finti scatti, il finto amore, si sciolgono in men che non si dica.
beatrice capisce chi è ettore veramente, e si chiama fuori dalla storia.
ettore pensa di impazzire, e di fatto lo fa, perche' rischia il tutto per tutto, e le chiede di sposarlo.
beatrice perde e prende tempo. chiede due settimane lontani per poter riflettere, e tiene l'anello di fidanzamento che ettore le aveva offerto.
ettore, sa che avendo tenuto l'anello, beatrice è tremendamente recuperabile.
dorme male in quei giorni, ma riesce a dormire. sapeva che quell'attesa non era altro che il prezzo da pagare per riavere quello che gli spettava.
dopo dieci giorni, beatrice lo chiama, sa che è prima del tempo, ma aveva urgente bisogno di parlargli.
ettore salta giu' dal letto e vola da lei.
bea scende, non lo fa salire, e gli va incontro.
lo abbraccia, forte, in silenzio, ha gli occhi lucidi.
ettore si lancia in un "non dire niente, anche io!"
"no, non capisci, ti devo ridare l'anello, non posso accettarlo".
ettore non capisce.
beatrice gli spiega che aveva incontrato una persona e che si erano innamorati, un colpo di fulmine.
e che con lui non si era mai sentita felice.
THE WHEEL TURNS.
ettore crolla.
le settimane che seguono, preso dallo sconforto, decide di uscire tutte le sere, e quando dico tutte le sere, intendo tutte le sere.
peccato che i due piccioncini, beatrice e il suo nuovo fidanzato, abbiano la stessa idea.
per cui ogni bar, locale, opening, happening, aperitivo, dopo cena, inaugurazione,diventa luogo d'incontro-scontro per lo scomodo trio, che si riunisce, sempre.
valentina lo viene a sapere, e oltre ad un sorriso, riesco a strapparle anche un "porello"!
ancora oggi, ettore esce tutte le sere, non si è fidanzato, ed è tornato a vivere con la madre.
valentina esce da poco da una relazione, è molto cambiata, perche' non si accontenta piu' e non ha piu' paura di rimanere sola. viaggia parecchio per lavoro e si sente realizzata.
beatrice, ha fatto pace con valentina (le ha chiesto scusa), e ad oggi è ancora felicemente fidanzata.
sabato 15 febbraio 2014
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE IV
di nuovo.
stessa scena.
ettore invita valentina a salire in macchina.
di nuovo.
stessa scena.
valentina straparla.
di nuovo.
stessa scena.
ettore rischia e tenta il tutto per tutto. prova a baciarla.
di nuovo.
NUOVA scena.
ta-ta-ta-taaaaan.
valentina lo blocca. si, lo blocca.
blocca il bacio, la routine, la morbosita', lo stare male, il non capirsi, il cancellare, il cancellarsi, il dolore pret-à-porter, la stalker bipolare, gli inganni, lo sparire, la foto-profilo-'ntosofico, le mille domande senza risposta, i 44giorni senza una cazzo di telefonata, la tunisia per qualche tempo, l'amore-pesce che dura tre giorni e poi puzza, il vincere, il perdere, i bracciodiferro, il festival di nonseidegnadime.
ettore non avverito del nuovo copione, prima straparla, poi improvvisa, poi balbetta.
chiede spiegazioni, poi scuse, poi una sigaretta- anche se non fuma.
valentina sente di avere un nuovo ruolo, per cui decide, a partire da quel momento, di vivere la sua serata si, ma da protagonista anziche da comparsa.
la serata va avanti a musi, liti e sguardi passionali.
gli attacchi di ettore sono tutti buchi nell'acqua. non riesce piu' ad agganciare valentina, neanche quando le ricorda le liti dell'anno prima. nulla. valentina ha messo su l'armatura di rappresentanza.
ettore, piu' lei non reagisce, piu' vorrebbe averla li, sul tavolo del ristorante, ma la nuova valentina riesce a decidere, non piu' a subire. perde e prende tempo. vuole capire cosa prova veramente.
di fatto, due ore dopo, i due finsicono a letto. ma valentina decide di dormire a casa sua.
la mattina si sveglia e gli manda una mail. non lo decide, la rutta fuori.
ruttata fuori dalla nuova valentina.
nella lettera, poche e significative parole. il senso in breve:
....non ti stimo piu'..., ...inutile frequentarti...
ettore non solo non risponde, ma quando la incontra in giro, nei giorni seguenti, la guarda in cagnesco e le manda maleparole con l'aiuto del labbiale supportato dalle sopracciglia aggrottate.
valentina è satolla, anzi piu' che satolla, è cambiata.
il vero cambiamento veniva dal fatto che avendo cominciato ad amarsi, non poteva piu' stare con una persona che sabotava il suo nuovo rapporto, quello con se' stessa.
passano mesi, valentina è sempre piu' sollevata fino a un fottuto mercoledi intorno alle 18.35.
un'amica la chiama, le fa mille premesse, e le annuncia che ettore si è fidanzato.
la botta è forte.
ma la botta diventa mazzata quando l'amica le specifica che non si è fidanzato con una ragazza qualunque, ma con beatrice, una cara amica di valentina.
beatrice aveva supportato pu' volte valentina durante l'ultimo anno, soprattutto quando aveva avuto le varie crisi con ettore.
l'assurdo nell'assurdo.
di nuovo.
valentina crolla.
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE V domani 16 febbraio
venerdì 14 febbraio 2014
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE III
a volte, e dico solo a volte, le relazioni dovrebbero misurarsi sull'amore scambiato.
termometro ideale, dicono.
invece spesso, e intendo molto spesso, le relazioni si misurano sul grado di sfida.
dei veri e propri bracciodiferro, con unica colonna sonora, il dolore.
a chi resiste di piu', ovvero a chi molla per ultimo.
valentina si reimette nella relazione con un assetto nuovo, "vincere".
lei stessa probabilmente, anche piu' di quanto volesse ammetterlo, lo sapeva.
voleva solo vincere. ma lei continuava a parlare di legami, di amore, di sentimenti.
quella relazione non le portava nulla, non le dava nulla, non la nutriva.
anzi, se mai il contrario, la indeboliva.
ma lei rimaneva li-ferma, trovava alibi, scuse, buoni motivi, nuove intenzioni.
ettore, dal canto suo, non si poneva neanche la domanda.
tra i due, durante gli incontri, c'era tanta comprensione, non piu' di quella che si puo' trovare
alle riunioni degli alcolisti anonimi, tra un partecipante e l'altro.
" sono come te, non ti giudico, ti sono vicino".
la loro era una guerra, persa in partenza.
ettore era un masochista, anaffettivo e viziato.
valentina una solitaria, insicura e con la sindrome del gioco d'azzardo:
"stavolta andra' meglio, ho perso fino a adesso, ma non perdero' ancora".
ecco. questa era la colla che teneva legati i due malcapitati. almeno a parer mio.
valentina finalmente si sciogle e mi chiama.
la sua analisi è lucida.
mi dice che ettore aveva avuto un cattivo esempio dai genitori, che lui era capace di amare, se no lei non sarebbe rimasta con uno che non la faceva sentire desiderata (per quasi un anno), che aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse a volersi bene, accettarsi e che gli potesse insegnare l'arte dello scambio.
ovviamente quel qualcuno era lei.
si era autonominata salvatrice, insegnante, guru.
in poche parole infermiera.
ma si sa, le infermiere fanno una brutta fine... ma non perche' devono aiutare quotidianamente un malato, ma semplicemente perche' :
uno- non gli viene riconosciuto neanche un rimborso spese, fosse anche in moneta-gratitudine.
due- perche' la categoria, dachemondoèmondo, non ha mai ottenuto i risultati sperati.
tre- perche' chi si vuole occupare in maniera cosi' morbosa di qualcuno, in realta' è perche' non si vuole occupare di se' stesso.
come puo' quindi una persona che non sa prendersi cura di se', prendersi cura di qualcun'altro, e peggio come fa ad insegnargli ad amarsi?
l'assurdo nell'assurdo.
immediatamente manifesto la mia disapprovazione. ma valentina non aveva bisogno di essere contraddetta, aveva solo bisogno di sentire il sapore di quella delusione, e nessuno poteva raccontarle che sarebbe stata amara, doveva assaggiarla da sola.
i giorni a seguire, neanche avesse origliato la nostra conversazione, ettore diventa mansueto, accomodante, affettuoso e rispettoso.
anche io posso sbagliare penso. (o anche no)
ettore invita valentina in campagna.
valentina parte fidanzata e al ritorno, dopo circa 3 giorni, sulla la cassia bis altezza labaro-primaporta, viene lasciata tra le urla di lui che declama la sua incapacita' di stare al mondo e di amarlo.
nulla di nuovo.
il festival del dolore ricomincia.
stavolta ettore certifica la fine del loro rapporto anche su facebook. mai fatto.
prima la cancella, poi cancella le loro foto, poi cancella tutti gli amici in comune.
da bravo serial killer, cancella ogni traccia di lei.
stavolta valentina è distrutta. non puo' pensare che dopo quei giorni di "amore", si possa passare a cotanto odio e peggio che mai, a cotanta indifferenza.
la missione viene portata fino alla fine.
ettore cambia la foto del profilo e mette una foto che lascia poco all'immaginazione e all'interpretazione.
lui, a petto nudo, mentre sorride.
nessun lutto fisiologico, nessuna depressione, nessun rimpianto, nessuna traccia della relazione finita.
valentina non si arrende.
continua a cercare di capire, interpretare, dedurre, domandarsi e rispondersi, come se a fine mese qualcuno la retribuisse.
giornate intere, pomeriggi interi, e a volte nottate intere. una malattia.
per mettere fine a quell'agonia, una volta interpellata, le annuncio decisa che ettore aveva chiuso, si doveva rassegnare.stava solo perdendo tempo.
nessuna delle sue pippementali poteva portarla altrove da quell'affermazione:
era finita.
valentina non si arrende, mi ricorda ogni singolo aneddoto dell'ultimo weekend in campagna, ogni singolo gesto, ogni parola, mimando anche le espressioni che avevano accompagnato tutto il repertorio campagnolo.
ma nulla. non mi bevo le sue illusioni. valentina invece si, non solo le beve, ci si ubriaca.
io sparisco di scena. sapevo che il tempo avrebbe fatto il suo corso.
l'estate passa, tutta, come il viaggio in tunisia, senza nessun contatto.
settembre.
valentina ha passato la sua estate in compagnia dei suoi "ma" e dei suoi "perche'", ma aveva quasi digerito l'evento, qualcosa si era rotto, e non solo i suoi cojoni.
una sera, in piena forma, abbronzata, e di buon umore, da un appuntamento a delle amiche a campo dei fiori.
all'appuntamento di presentera' ettore.
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE IV domani 15 febbraio
giovedì 13 febbraio 2014
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE II
ecco fatto.
ettore torna, posa la valigia, e in men che non si dica è sotto casa di valentina.
frenesia.
c'è fretta di chiamarla, fretta di vederla, fretta di parlarle.
valentina dapprima è spaventata, poi incuriosita, poi lusingata.
la scena si ripete quindi.
valentina entra in macchina, il tempo di straparlare del viaggio, della splendida forma fisica ritrovata e ettore è un budino sciolto.
tenta il tutto per tutto, la bacia.
e come un bravo giocatore che rischia conoscendo le regole del gioco e i tempi, ettore vince.
i due si sciolgono e si fondono in un unico sospirato e atteso bacio.
la routine ricomincia come dopo un banale "reset".
viene cancellato tutto, le parole, le minacce, gli insulti, ma soprattutto le 147 volte in cui ettore ha lasciato valentina senza motivo.
i due ricominciano a frequentarsi, contro ogni previsione e contro ogni consiglio dato ad entrambi.
a volte, non basta un buon consiglio. a volte non basta il dolore.
a volte serve sbattere la testa, ancora, e ancora.
come da copione, non avendo chiarito nulla, ma avendo solo cancellato, i due dopo poche settimane ricominciano ogni singola discussione lasciata in sospeso. ogni singola discussione.
se non chiudi una storia, non si puo' cominciarne un'atra, una nuova, con un finale diverso.
se non chiudi una storia, ricominci da dove l'avevi lasciata, e peggio che mai, ti ritrovi allo stesso punto. stesso finale.
la comunicazione serve a resettare, non 44 giorni in tunisia senza un cazzo di sms o una cazzo di telefonata..
valentina non ha neanche il coraggio di chiamarmi, o aggiornarmi, o chiedermi consiglio, nuovamente.
ettore decide che valentina è pronta anche per tornare ai pranzi e alle cene in "famiglia".
stranamente la madre, non appena le viene data la possibilita' di dire la sua a riguardo, si dice felice che i due siano riusciti a continuare il loro percorso insieme.
ma valentina non si fida e dopo qualche pranzo, ha la conferma del suo sentore.
invitata a casa per un pranzo domenicale, valentina rimane sola con la bipolare.
la madre prima tenta un approccio tenero, ma vedendo la sua antagonista fredda e distaccata, si lancia in una affermazione:
" credo che abbiate fatto bene a ritrovarvi, se non potevate farne a meno. ma sai che mio figlio non sa perdere, probabilmente non voleva tu andassi con un altro".
valentina esplode. in silenzio.
stavolta ha il codice per decifrare la frase della stalker. sa cosa voleva ottenere.
e le risponde egregiamente.
"neanche io amo perdere, siamo fatti l'uno per l'altra."
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE III domani 14 febbraio
mercoledì 12 febbraio 2014
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE I
duro essere obbiettivi quando le storie sono di persone a cui si vuole bene o a cui si è voluto bene.
ma cio' che è certo, è che mentre scrivo, e appena finisco di leggere, mi rendo conto che tanto dolore si potrebbe evitare se solo fossimo piu' onesti e rispettosi, non con gli altri, ma con noi stessi.
la storia di oggi, parla di ettore e valentina.
ettore e valentina si conoscono in discoteca, una sera.
l'indomani, non viene spontaneo a nessuno dei due chiamare l'altro, non tanto perche' non sia rimasta un minimo di curiosita' reciproca.. ma perche' nella loro testa, non era previsto incuriosirsi in quel periodo, si confesseranno poi dopo.
gli scherzi del destino.
dopo qualche giorno, sempre per caso si incontrano di nuovo, "colpa" di amici comuni.
a quel punto, entrambi sorpresi per la fatalita', si scambiano non solo promessa di rivedersi, ma prima di andare via, si danno un vero e proprio appuntamento.
le cose belle, le scopri mentre le stai facendo. raramente, si sa prima, che un incontro cosi casuale possa divenire una giornata speciale.
ed è quella che diventa, a distanza di giorni, per entrambi. una giornata speciale.
sempre a distanza di giorni, si chiamano e si dicono senza tanti fronzoli, che la data prestabilita è troppo lontana per aspettare.
anticipano, sempre sorpresi di aver avuto la stessa idea, nello stesso momento, e si vedono la sera stessa.
dovevano andare a cena. lui la va a prendere.." dovevano"...
una volta salita in macchina, qualche secondo, il tempo di straparlare, lei sulla pulizia della macchina, lui sul buon risultato dell'autolavaggio a gettoni, lo sguardo in orbita nel vuoto del cruscotto, poi un sospiro, e poi l'inevitabbile.
il bacio che si scambiano diventa il loro pasto, che una volta servito, non riescono piu' a smettere di masticare.
si masticano a vicenda per un paio d'ore circa, prima, ognuno al proprio posto, poi, entrambi al posto di guida. il menu prevedeva respirarsi, abbracciarsi, odorarsi e lingua q.b.
bacio con la colla, ingredienti per due persone: una macchina, un po' di attrazione, due telefonate casuali, sms q.b.
non riescono a smettere, veramente, per ore, e il solo pensiero di andare a cena e scendere dall'abitacolo, li disturba e li intristisce.
infatti, dal giorno dopo, diventano praticamente inseparabili.
le cose belle, le scopri mentre le stai facendo. raramente, si sa prima, che una frequentazione cosi casuale possa divenire una frequentazione speciale.
ed è quello che diventa per entrambi a distanza di giorni. una frequentazione davvero speciale.
il bello dell'inizio è che tutta diventa doppio ma leggero, casuale ma voluto, continuo ma interrotto, come ogni bacio che i due si scambiano in qualsiasi luogo loro calpestino, dalla rosticceria all'entrata della palestra, dalla porta del sushi al tabaccaio, dalla fila della posta all'ascensore, dall'androne di casa alla sala d'attesa dell'oculista.
dopo qualche settimana ettore vuole presentare valentina alla madre, ci tiene particolarmente, perche' lui crede tanto nella famiglia unita.
"se stai con ettore, si vede che pure te non stai tanto bene di cervello, sarai o un'egoista o un'anaffettiva" tuona la madre dopo il primo incontro.
da li una lotta continua.
valentina nn riesce a tollerare la presenza della madre. e la madre di ettore non sopporta valentina, neanche in un'altra stanza, con la porta chiusa.
tutto questo anticipa delle crisi abbastanza prevedibili.
ettore, come da copione, difende la madre, e valentina si trova a dover incassare da uno/cinque insulti al giorno, ogni volta che ha la bella idea di accettare gli incontri in "famiglia".
fosse stato questo il problema, non sarebbe stato un problema.
la cosa fastidiosa, dopo pochi mesi, è il cambiamento di atteggiamento di ettore.
non legato all'intolleranza della madre, ma alla sua!
ettore comincia a lasciare valentina quasi una volta a settimana, tutte le volte che valentina non riesce a capire il suo punto di vista, o lo contraddice, lo attacca, o piu' banalmente, perche' non risponde al telefono (entro il terzo squillo), per dirne qualcuna...
certo da fuori siamo tutti bravi.
-cazzo ci fai con uno cosi? giusto?-
ma ettore era stato adorabile per mesi, ogni giorno, come il primo giorno, piu' volte al giorno.
una frase del tipo " lascia perdere non fa per te" è una frase da biscotto della fortuna, e puo' avere la stessa valenza, sulla persona che sta vivendo quella storia, che si è probabilmente affezionata e soprattutto non riesce a darsi una spiegazione valida sul perche' di cotanto cambiamento.
Ettore, alla soglie della primavera, chiama valentina.
valentina oramai è abituata a tutto, in cuor suo, vorrebbe saperlo lontano, che nn possa piu'farle male, ma ogni vola che lui si riaffaccia, lei gli da, o meglio si da, una seconda chance, si, una seconda chance per farsi fare male.
stavolta ettore la chiama e dopo una telefonata a giustificare il suo comportamento, e ad attaccare quello di lei, dopo averla pero' perdonata, e messa in guardia per il futuro, le comunica che partira' in tunisia per qualche tempo, per raggiungere un amico che vive li, e per riprendersi dalla loro storia.
certo da fuori siamo tutti bravi.
- riprendersi da cosa, se è lui che la lascia ogni 47 minuti?-
ettore parte.
valentina pensa di essere salva.
"qualche tempo" dura 44 giorni, durante i quali, ovviamente, lui non si fa sentire.
messaggio ricevuto, pensa lei.
e ad un passo dalla luce del tunnel, valentina si accorge che quella luce, era un treno.
ettore appena atterrato, la chiama, la vuole vedere. devono parlare.
"SACCO VOTO NUN SAREGGE DRITTO" - PARTE II, domani 13 febbraio
mercoledì 5 febbraio 2014
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO " PARTE VI
marina lenisce ogni piccola ferita, lo raccoglie , non caduto per terra, ma sdraiato, lo supporta, a volte anche fisicamente, lo fomenta, e lo protegge, a volte anche da se' stesso.
giulio aveva talmente tagliato i ponti con tutto, che tutto lo impauriva. tutto.
aveva paura di ricominciare, di deludere di nuovo marina, di rimboccarsi le maniche, di sbagliare di nuovo, di essere giudicato, di perdere di nuovo la direzione e la forza.
aveva una fottuta paura di fallire. di nuovo.
sapeva che cio' che lo aveva risucchiato per tutti quei mesi, il nulla, fosse li, ad aspettarlo,
dietro l'angolo.
l'unico aspetto positivo, almeno secondo il mio parere, era che tutte quelle vicende disastrose, lo avevano si-indebolito, ma lo avevano anche sbucciato a tal punto di permettergli di essere nuovamente se' stesso. senza forzature, senza proiezioni, senza pregiudizi, senza bugie, senza inganni.
era il nocciolo di se' stesso, puro, nudo, vero.
marina, nel frattempo, agiva come telecomandata. non sapeva se fosse giusto o sbagliato che lei fosse li, ancora li, dopo tutto quello che era successo, dopo tutto quello che aveva passato.
ma sapeva che aveva deciso. senza aspettarsi ne' reazioni, ne' gratitudine. non voleva nulla in cambio.
un giorno, appena arrivata al nascondiglio, in campagna, non trova giulio ad aspettarla fuori al cancello. entra in casa, sorpresa, e lo trova che aveva sistemato la sua stanza attaccando alle pareti, tutte le loro foto.
giulio si gira, la vede varcare la porta, e le urla:
"ta-taaaaaaaaaaaaan"
mentre giulio le mostra e spiega il criterio con cui le aveva sistemate sul muro, a giulia scappa un:
-"ti amo giulio"
silenzio
-"io non lo so marina, sono ancora molto confuso".
marina prontamente risponde:
-"ma quello è un problema tuo. io non ti amo per farti avere una reazione o per essere riamata. ti amo perche' non posso fare altrimenti"
i due continuano a fare quello che stavano facendo, facendo ovviamente finta di nulla.
marina non è a disagio, e il suo non essere a disagio, mette a proprio a agio anche lui, infatti dopo poco cominciano ad avere fame e decidono di andare a fare la spesa, insieme.
passano settimane, e non viene piu' menzionato quello scambio di "informazioni" a senso unico.
giulio pero' da parte sua, è sempre piu' affettuoso, e marina, sempre piu' serena.
nessuna parola riguardo al sesso, baci, o effusioni di nessun genere.
da fuori sembravano piu' fratelloesorella che amicoeamica. valli a capi'.
vengo aggiornata sui fatti.
comincio subito a fare, quel che sono capace a fare, a fare bene: do un nome alle cose.
marina non solo non fa il suo solito muro, ma accoglie i miei dubbi e le mie supposizioni.
ed io, nonostante le mie perplessita', sentivo per la prima volta che tutto fosse naturale, naturale per la prima volta, da anni.
non sapevo cosa (le) sarebbe successo, non sapevo cosa volesse o di cosa avesse paura o cosa stesse rischiando veramente, sapevo soltanto che quel che stava facendo, la stava aiutando a diventare forte, la rendeva serena e credo che si potesse chiamare tranquillamente, amore.
voleva il suo bene, voleva aiutarlo, voleva potergli stare accanto, qualunque cosa fosse successa dopo. non le importava.
passano mesi, marina, capocciona come poche, continuava nella sua missione " salviamo giulio "
non c'era orario, cattivo meteo, motorino senza benzina, compleanno di un parente o saldi di balenciaga che potessero trattenerla dal vederlo o condividere con lui qualcosa, fosse anche stato l'acquisto del nuovo scovolino del cesso.
lui se ne accorgeva, e ne era grato.
io mi tolgo fuori dal tutto. marina aveva tutto il materiale per prendere una decisione, ma soprattutto, per prenderla con le idee chiare.
sarebbe successo qualcosa, stava per succedere qualcosa. quel limbo aveva la stessa scadenza dell'ex moglie del pezzo grosso, breve.
settimane dopo, di domenica sera, dopo aver fatto acquisti da ikea per la nuova casa di giulio. tornano a casa fradici di stanchezza e sudore.
giulio sapeva che marina, l'indomani si sarebbe dovuta alzare all'alba.
le chiede se ce la faceva a guidare o se preferiva che lui la accompagnasse.
marina con faccia provata, rifiuta il passaggio e con grande sforzo, si incammina verso la porta, tra i vari scatolini sparsi, come fiches sulla tavola da gioco, a caso.
silenzio.
giulio enuncia una frase, che se non si aspettava lui, figuriamoci lei.
-"ma perche' non ti fermi a dormire, sei anche piu' vicina al tuo ufficio, cosi puoi dormire un po' di piu' e ti eviti il viaggio in motorino ora, con il buio..
marina spiazzata balbetta un:
-" oddio, non lo so.."
-"e no, non te lo dico perche' penso che tu possa evitarti un viaggio a casa, stanca, perche' è buio, te lo dico perche' ho voglia tu rimanga, ancora, ora, qui, stanotte, con me"
giulio si avvicina, e la bacia.
con due tacche di energia in corpo, si fondono e fanno l'amore su un tappeto di cartoni, un tetris di hemnes, birkeland, madal e smarta ancora da assemblare.
fanno l'amore tutta la notte.
marina ha dormito di meno, è arrivata in orario in ufficio e non è piu' tornata a casa.
sono passati 3 anni.
marina e giulio stanno ancora insieme, hanno preso una bellissima casa, lavorano entrambi e stanno provando ad allargare la famiglia.
seminiamo caos perche' ci piace riprodurre ordine
martedì 4 febbraio 2014
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO " - PARTE V
non si puo' aiutare nessuno che non voglia essere aiutato.
mesi di silenzio. da ambedue.
giulio, trova finalmente il buon gusto di sparire.
marina, finalmente il buon gusto di non nominarlo piu'.
nel frattempo vengo a sapere, da amici comuni, che giulio si era messo a frequentare l'ex (?)
moglie di un pezzo grosso. giulio sembra sereno. per mesi recita la parte dell'innamorato. fa tutto insieme a lei. ritrova la forma fisica, riguadagna come ai bei tempi, ripaga i debiti, smette di uscire a tutti i costi, trova una casa e apre un conto in banca.
tutto sembrava aver ritrovato il giusto equilibrio, da fuori.
pianopiano i due, si sentono e si vedono sempre piu' spesso.
poi, alla prima uscita della "nuova" coppia, diciamo alla prima uscita alla luce del sole, tutto il teatrino che giulio aveva sapientemente montato, viene raso al suolo dall'ex marito.
la ruota gira.
di li a poco, magicamente, gli vengono chiuse tutte le porte in faccia.
CAUSA-EFFETTO
tutto sembrava esser stato distrutto, da dentro.
buttato fuori casa improvvisamente, licenziato in tronco senza spiegazione dalla scuola di yoga, e invitato, da lettera anonima, a sparire dalla citta', prima che potesse succedergli qualcosa.
telefonate anonime nel cuore della notte, tutte le volte che osava ridormire con la sua lei.
giulio resiste qualche mese, poi la situazione gli sfugge di mano.
si rifugia da una zia in campagna e chiude la scomoda liason senza pensarci due volte. non lotta neanche per un secondo.
il grande amore scade come un litro di latte.
in realta', spaventatissimo, chiude con tutti.
marina e giulio: due persone, due cuori, e cosi poco amore.
dopo poco piu' di un anno, marina sembra aver riacquisito una sorta di amor proprio che le aveva regalato una promozione al lavoro.
dopo poco piu' di un mese, giulio sembra aver riacquisito peso, una sorta di pena del contrappasso, che gli aveva regalato una depressione.
marina è sola da piu' di 3 mesi. lei è serena, io sollevata.
per sbaglio, una mattina, per fare delle commissioni, si ritrova al bar, al "loro" bar.
mentre fa colazione, un signore le chiede se ha finito con il giornale. il signore era giulio.
giulio, incrocia il suo sguardo, la fissa e scoppia in lacrime.
marina, senza neanche pensarci un attimo, si alza, lo abbraccia e lo stringe a se'.
i due rimangono attaccati per qualche minuto, in apnea.
si dimenticano le rate della tv, maurizio, gli aperitivi, i prestiti, la palestra, la promozione, i discorsi, i baci negati, lo yoga, le minacce, le promozioni.
tutto viene cancellato con unica colonna sonora, il respirarsi e il reciproco odorarsi.
escono dal bar e vanno in campagna dove giulio si nascondeva da poco piu' di un mese.
a giulio sembra essere stato tolto il tappo. parla ininterrottamente per due ore. esce tutto.
tutto, da quel strameledettissimo giorno, durante la loro relazione, in cui le chiese per la prima volta aiuto.
quella prima volta in cui, si senti di essere un fallito.
quella prima volta in cui, sentii di aver perso la stima di se' stesso.
quella volta in cui vide la sua donna piu' solida di lui.
i pezzi del puzzzle mancanti appaiono e la storia riprende senso agli occhi di marina.
ora lei doveva solo decidere se quella era la sua storia.
se quello poteva essere ancora chiamato amore.
marina non aggiorna nessuno. tanto meno me.
come prima cosa decide di aiutarlo a riprendere la sua vita in mano. sente che è la cosa giusta da fare.
non pensa al dopo, pensa a cosa la fa stare bene quiedora.
e aiutarlo in quel momento, la rende felice.
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO " - PARTE VI, domani 5 febbraio
lunedì 3 febbraio 2014
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO " PARTE IV
si, marina rimane con maurizio.
si, marina continua a farsi del male.
si, marina continua a raccontarsi bugie.
se non ti dai un valore, nessuno lo fara' al posto tuo.
se non ti metti al centro della tua vita, nessuno lo fara' al posto tuo.
il quadro era disarmante. andando a monitorare la situazione di-tanto-in-tanto, scoprivo una marina sempre piu' sola, sempre piu' persa, sempre piu' determinata a distruggersi.
ma io continuavo a dirle sempre quello che pensavo, e lei continuava a proteggersi, dal proteggersi dal dolore.
marina, a parer mio, si stava punendo per aver ricevuto un rifiuto, dall'unica persona che avesse mai amato. e se faceva male prima, stavolta anziche una cicatrice, le sarebbe rimasto uno sfregio.
non una parola nel voler affrontare la situazione, non un gesto nel volersi salvare, non un indizio a voler chiamare le cose e le persone, con il loro nome, non un'intenzione a voler capire.
marina pensa di impazzire.
tutto quello che le usciva dalla bocca, non era altro che il suo vecchio repertorio.
il repertorio post giulio.
" con maurizio sta diventando una cosa seria " asserisce.
maurizio si limitava solo a presenziare alle cene, alle feste e alle uscite, a letto.
e poi ( grazieadioaggiungoio) ha smesso di limitarsi.
si infatti, dopo pochi mesi, una delle nostre amiche, lo vede a cena,
o meglio, lo vede a cena mentre bacia un'altra.
io speravo che lo schiaffo le avrebbe permesso di svegliarsi, che diventasse l'antidoto al veleno, che l'ennesimo fallimento-annunciato, l'avrebbe fatta cadere cosi forte per terra, che l'avrebbe costretta a rialzarsi.
mancopessogno.
....continuava a dire che era la sola responsabile, l'unica vera colpevole.
di aver perso giulio, di averlo poi umiliato, e poi di aver fatto scappare anche maurizio, buttandolo nelle braccia di un'altra.
io, arrivate a questo punto pensavo, se una sedia in faccia non ti fa nulla, bisogna che ti arrivi un tavolo sui denti.
le chiedo quindi di giulio, sicura di indispettirla, cercando anche di distrarla dalla salandra-maurizio, ma niente.
marina era un fiume in piena, si sentiva responsabile, nonostante sapesse che cosa stesse combinando lo scienziato (il maestro di yoga), e non si limitatava a colpevolizzarsi, poi confessa pure che ogni tanto giulio la chiamava e che si erano anche visti piu' volte, clandestinamente.
a quel punto capisco che piu' che il tavolo sui denti, le serviva un armadio in testa.
marina era cosi piena di materiale per girare pagina, che non farlo, avrebbe potuto diventare illegale e perseguibile.
mi dice che giulio la chiamava regolarmente e che il miglior amico di lui, li aveva invitati al suo matrimonio, e che il regalo doveva essere vederli arrivare insieme.
a quel punto anziche smontare la sua follia, cerco di venderle la mia.
le chiedo cosa volesse ottenere, e come si sarebbe potuta fidare di uno cosi, ancora, dopo tutto quello che le aveva fatto??
le propongo allora la prova del 9.
ovvero, le appoggiavo si, di presentarsi al matrimonio insieme al suo aguzzino, a patto che lei una volta li, avrebbe dovuto ricordargli tutto cio' che le aveva fatto, e per tutto intendo "TUTTO", e chiedergli perche' avrebbe dovuto fidarsi di nuovo o anche solo volerlo come amico.
marina pensa di impazzire, ma accetta e giura che lo fara'.
poche sere prima del matrimonio, giulio non sentendo marina da qualche giorno, le chiede di vedersi.
sapendo del matrimonio, e vedendosi reclamata per ennesima volta senza avergli mai dato corda, marina si sente piu' forte e si rilascia andare, e alla fine della splendida serata, prima di salutarlo, aspetta un bacio.
giulio se ne rende conto e allontanandosi dal probabile bacio, le sussura:
"mi sto vendendo anche con altre ragazze. non meriti di essere una delle tante. non meriti che io ti tratti ancora cosi. "
marina, ricordando a memoria tutti i discorsi, quello del premio, quello mentre aspettava la famosa telefonata, quello mentre impazziva, quello mentre si distruggeva ed infine quello del matrimonio, come un rutto agevolato da un buon bicchiere di cocacola ghiacciata, sentenzia:
" ah giulio, ma vattenaffanculo!"
si scanza e se ne va.
poche ore dopo, per educazione, marina chiama il futuro sposo, facendogli presente che non sarebbe andata al suo matrimonio, per via di una violenta lite con giulio. lui, di contro, dispiaciuto e mortificato, chiama e cazzia giulio, che richiama immediatamente marina per darle la sua dose.
al matrimonio giulio si presentera' con la sua nuova fiamma, una sconosciuta.
per la cronaca, una comparsa, una pora bestia, un topo da laboratorio ( che poche settimane dopo, lui si portera' anche in vacanza)
quando marina lo viene a sapere, prima piange ininterrottamente per 5 giorni, poi mi chiama per dirmi che aveva appena prenotato un biglietto per new york, che avrebbe girato tutta l'america, per tutto il mese di agosto, sola.
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO " PARTE V, domani 4 febbraio
domenica 2 febbraio 2014
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE III
si, marina risponde ed accetta l'incontro.
si, marina va all'appuntamento.
si, marina si illude che giulio sia rinsavito.
si, marina è ancora innamorata.
in queste situazioni, quello che avviene tra la telefonata e l'appuntamento non è altro che un festival di ipotesi miste tra realta' e proiezioni. tutto cio' che si teme e cio' che si desidera, in unico film.
virgole che diventano apnee, punti di interrogativi che diventano ostacoli, e punti di sospensione che diventano pugnali.
marina non nasconde le sue paure, ma le affoga volentieri di fronte ai suoi "vorrei" e i suoi "desidererei".
si vedono al bar, al solito bar. per scaramanzia, marina non ne aveva parlato ad anima viva.
forse piu' per paura, ma "perscaramanzia" suonava meglio per l'autostima.
eccolo, arriva.
i suoi passi vengono effettuati al rallentatore, marina si offre una realta' in slow motion, in armonia con i suoi battiti, non voleva perdere neanche un dettaglio di quel momento.
i mesi passati, solo e perso, gli avevano regalato un aria da maledetto che gli stava maledettamente bene. "maledettote".
marina percepisce immediatamente voglia di baciarlo, per cui decide di comportarsi di conseguenza. diventa fredda e non glielo fa capire.
lui dapprima imbarazzato, cerca di essere sciolto e di rompere il ghiaccio.
fa finta che lei non sappia nulla delle sue ultime vicissitudini.
e tra un " comevaillalvoro?" e un "haipoiritiratolanuovatv?" arriva la domanda.
marina sa, e preparata, pesca virtualmente la sua risposta dalla tasca, come si fa con il discorso che si prepara per ritirare un premio (non ero pronto a questa possibilita', ma ho comunque buttato giu' due righe).
mentre lei immagina il ritiro del premio, le sue buone intuizioni-visioni su giulio confermate, le amiche che devono ammettere che aveva ragione, i genitori che lo riabbracciano mentre dicono "seisemprestatounodifamigliapernoi", giulio interrompe le chiacchere ed enuncia la frase:
in realta' arriva prima il labbiale, come fosse fuori sink, perche' marina aspettava una frase ben precisa, per cui quando esce altro, marina non lo percepisce immediatamente..
" sai non pensavo avrei trovato il coraggio di chiamarti per chiederti una cosa del genere,
ma l'ho fatto, quindi te la chiedo.. è passato cosi' tanto tempo....ma sono veramente disperato.
mi servono dei soldi.. tu puoi prestarmeli?"
marina pensa di impazzire
crolla tutto, il vestito, la premiazione, il discorso finto nn preparato, le telefonate alle amiche " ve lo avevo detto che giulio non era cosi ", lei mentre fa colazione nello stesso bar l'indomani dopo aver fatto di nuovo l'amore.. insomma, marina si fa ripetere due volte la frase, perche' riesce a risalire dalle sue vecchie proiezioni per doversi buttare nel suo nuovo incubo, a fatica.
-" cioè, mi hai chiamata per farti prestare dei soldi?"
- "..e per sapere come stai, ovvio"
dissolvenza.
nel senso che si dissolvono tutti quei mesi, quelle settimane ferma a capire, quei giorni ferma ad aspettare, quelle ore ferma a sperare, quei minuti ferma a fissare il cellulare che non squillava mai.
vuolesoloisoldistostronzo.
e poi un timido "..si, cioè dipende, quanto ti serve?"
lui, seccato " 5000 marina, almeno 5000 euro "
marina urla, vomita, scalpita, crolla, si accascia, rantola e piange, dentro.
ma fuori decide di non fargli arrivare proprio nulla.
" non ti prometto nulla, ma ci provo"
lui " sapevo che mi saresti stata d'aiuto, sappi che lo apprezzo ".
un anonimo bacio sulla guancia, giulio si alza e se ne va.
il nulla, intorno a se', dentro di se', davanti a se', dietro di se', marina torna a casa galleggiando nella merda che giulio le aveva sapientemente spruzzato addosso.
iniziano cosi mesi di silenzio.
giulio dopo l'incontro sparisce, forse resosi conto della figura di merda, forse per tutelare marina o piu' probabile perche' i soldi poi, li aveva rimediati altrove.
non un messaggio, non un segnale.
marina rimane appesa mesi dopo quell'evento. dopo di che decide di rimettersi a vivere la sua vita.
e per vita, intendo il triste copione che conosceva a memoria, quello che lo aveva portata a giulio.
incontra solo personaggi che la scartano, che le raccontano bugie, che la tengono a distanza.
nelle "relazioni" lei entra e esce come lo si fa con un nuovo sport da adolescenti. iniziando e non finendo mai nulla. neanche finendo di stare male.
oramai l'entusiasmo si esaurisce ancor prima che venga scaricata. marina ha affinato la tecnica
del " ti richiamo io".
sembra che la sua volonta' sia non sentire piu nulla.
capire di non poter provare piu' nulla.
nulla, fino a che non incontra maurizio.
l'unico ragazzo sembra non darle " l'istruzione per l'autodistriuzione".
maurizio riesce a incuriosirla, a tirarla dentro, come mai nessuno sembrava aver fatto in quei mesi.
coup de scène!
noi amiche siamo contente, e per noi, intendo anche io, fin tanto che maurizio non mi viene presentato di persona.
maurizio è unto, ambiguo, non guarda mai dritto negli occhi quando parla, nasconde sempre il cellulare quando squilla, e cambia stanza per leggere i messaggi ricevuti.
mi trattengo fin tanto posso, poi sbotto prima con battute cattive a lui, poi con parole pesanti con lei.
marina si difende, lo difende, e mi ricorda che lui è l'unico che sia riuscito a tirarla fuori dal baratro, a farla rimettere in gioco e a farle dimenticare giulio.
io esco dai gangheri e le ricordo che non si cancella uno stronzo con un altro stronzo!
marina fa muro, non vuole che io scoppi la sua bolla tenuta in piedi con tanto sforzo.
non vuole capire.
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE IV , domani 3 febbraio
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