mercoledì 5 febbraio 2014

" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO " PARTE VI





marina lenisce ogni piccola ferita, lo raccoglie , non caduto per terra, ma sdraiato, lo supporta, a volte anche fisicamente, lo fomenta, e lo protegge, a volte anche da se' stesso.
giulio aveva talmente tagliato i ponti con tutto, che tutto lo impauriva. tutto.
aveva paura di ricominciare, di deludere di nuovo marina, di rimboccarsi le maniche, di sbagliare di nuovo, di essere giudicato, di perdere di nuovo la direzione e la forza.
aveva una fottuta paura di fallire. di nuovo.
sapeva che cio' che lo aveva risucchiato per tutti quei mesi, il nulla, fosse li, ad aspettarlo,
dietro l'angolo.

l'unico aspetto positivo, almeno secondo il mio parere, era che tutte quelle vicende disastrose, lo avevano si-indebolito, ma lo avevano anche sbucciato a tal punto di permettergli di essere nuovamente se' stesso. senza forzature, senza proiezioni, senza pregiudizi, senza bugie, senza inganni.
era il nocciolo di se' stesso, puro, nudo, vero.

marina, nel frattempo, agiva come telecomandata. non sapeva se fosse giusto o sbagliato che lei fosse li, ancora li, dopo tutto quello che era successo, dopo tutto quello che aveva passato.
ma sapeva che aveva deciso. senza aspettarsi ne' reazioni, ne' gratitudine. non voleva nulla in cambio.

un giorno, appena arrivata al nascondiglio, in campagna, non trova giulio ad aspettarla fuori al cancello. entra in casa, sorpresa, e lo trova che aveva sistemato la sua stanza attaccando alle pareti, tutte le loro foto.
giulio si gira, la vede varcare la porta, e le urla:
"ta-taaaaaaaaaaaaan"
mentre giulio le mostra e spiega il criterio con cui le aveva sistemate sul muro, a giulia scappa un:
-"ti amo giulio"

silenzio

-"io non lo so marina, sono ancora molto confuso".
 marina prontamente risponde:
-"ma quello è un problema tuo. io non ti amo per farti avere una reazione o per essere riamata. ti amo perche' non posso fare altrimenti"
 i due continuano a fare quello che stavano facendo, facendo ovviamente finta di nulla.
marina non è a disagio, e il suo non essere a disagio, mette a proprio a agio anche lui, infatti dopo poco cominciano ad avere fame e decidono di andare a fare la spesa, insieme.

passano settimane, e non viene piu' menzionato quello scambio di "informazioni" a senso unico.
giulio pero' da parte sua, è sempre piu' affettuoso, e marina, sempre piu' serena.
nessuna parola riguardo al sesso, baci, o effusioni di nessun genere.
da fuori sembravano piu' fratelloesorella che amicoeamica. valli a capi'.

vengo aggiornata sui fatti.

comincio subito a fare, quel che sono capace a fare, a fare bene: do un nome alle cose.
marina non solo non fa il suo solito muro, ma accoglie i miei dubbi e le mie supposizioni.
ed io, nonostante le mie perplessita', sentivo per la prima volta che tutto fosse naturale, naturale per la prima volta, da anni.
non sapevo cosa (le) sarebbe successo, non sapevo cosa volesse o di cosa avesse paura o cosa stesse rischiando veramente, sapevo soltanto che quel che stava facendo, la stava aiutando a diventare forte, la rendeva serena e credo che si potesse chiamare tranquillamente, amore.
voleva il suo bene, voleva aiutarlo, voleva potergli stare accanto, qualunque cosa fosse successa dopo. non le importava.

passano mesi, marina, capocciona come poche, continuava nella sua missione " salviamo giulio "
non c'era orario, cattivo meteo, motorino senza benzina, compleanno di un parente o saldi di balenciaga che potessero trattenerla dal vederlo o condividere con lui qualcosa, fosse anche stato l'acquisto del nuovo scovolino del cesso.
lui se ne accorgeva, e ne era grato.


io mi tolgo fuori dal tutto. marina aveva tutto il materiale per prendere una decisione, ma soprattutto, per prenderla con le idee chiare.
sarebbe successo qualcosa, stava per succedere qualcosa. quel limbo aveva la stessa scadenza dell'ex moglie del pezzo grosso, breve.

settimane dopo, di domenica sera, dopo aver fatto acquisti da ikea per la nuova casa di giulio. tornano a casa fradici di stanchezza e sudore.
giulio sapeva che marina, l'indomani si sarebbe dovuta alzare all'alba.
le chiede se ce la faceva a guidare o se preferiva che lui la accompagnasse.
marina con faccia provata, rifiuta il passaggio e con grande sforzo, si incammina verso la porta, tra i vari scatolini sparsi, come fiches sulla tavola da gioco, a caso.
silenzio.
giulio enuncia una frase, che se non si aspettava lui, figuriamoci lei.

-"ma perche' non ti fermi a dormire, sei anche piu' vicina al tuo ufficio, cosi puoi dormire un po' di piu' e ti eviti il viaggio in motorino ora, con il buio..
marina spiazzata balbetta un:
-" oddio, non lo so.."

-"e no, non te lo dico perche' penso che tu possa evitarti un viaggio a casa, stanca, perche' è buio, te lo dico perche' ho voglia tu rimanga, ancora, ora, qui, stanotte, con me"
giulio si avvicina, e la bacia.

con due tacche di energia in corpo, si fondono e fanno l'amore su un tappeto di cartoni, un tetris di hemnes, birkeland, madal e smarta ancora da assemblare.
fanno l'amore tutta la notte.
marina ha dormito di meno, è arrivata in orario in ufficio e non è piu' tornata a casa.

sono passati 3 anni.
marina e giulio stanno ancora insieme, hanno preso una bellissima casa, lavorano entrambi e stanno provando ad allargare la famiglia.

                     

                                   seminiamo caos perche' ci piace riprodurre ordine

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