gli squilli diventano come aghi nelle orecchie.
a giacomo scoppiano in testa tutte le risposte possibili a quel silenzio. tutte in un gran frastuono.
frastuono che prende la forma di paranoia, dolore, distanza, abbandono, chiusura, distacco..tradimento.
nulla nella sua testa poteva piu' aiutarlo a fingere.
sapeva che la stava perdendo, ma cio' che non sapeva, era "da quanto tempo".
finalmente il telefono squilla, ed era lei, barbara.
voce normale, che lenisce subito l'affanno di giacomo, ma dopo pochi secondi, l'affanno ricomincia.
barbara aveva una voce svuotata, direi d'ordinanza, senza intenzioni, senza tono ne' obbiettivi.
dopo qualche parola di convenienza, non solo non si giustifica per l'accaduto, ma annuncia che lui è perfetto.
giacomo è confuso, non capisce neanche per un secondo dove voglia andare a parare.
" sei perfetto, si, cosi' come sei, sei una bella persona, ma non vai bene per me".
finalmente, ecco la frase, tanto temuta.
giacomo crolla come il muro di berlino, come le torri gemelle o come il governo berlusconi, senza perdono.
cio' che sente, intendo dall'altre parte della cornetta, è una persona stanca ma decisa, dispiaciuta ma convinta, vicina ma disinnamorata.
non crede alle sue orecchie e tenta un " non aspetti che io dica nulla, giusto?"
silenzio.
clic.
dissolvenza.
siamo a gennaio.
giacomo comincia ad uscire tutte le sere, vuole distrarsi, ma unica cosa che riesce a fare, è chiedere consiglio su come riconquistarla, a chiunque incroci il suo sguardo. barbara diventa un'ossessione, lui un penitente, comincia infatti a riconsocere tutte le sue colpe. una ad una. vuole sapere come rimediare.
partono quindi mail, messaggi, lettere, uozzappate, skypaite...
ma da londra, il silenzio.
nessun gesto viene degnato di attenzione ne' risposta.
allora giacomo, insospettito, comincia a chiamare le colleghe. vuole sapere la verita'.
vuole sapere se c'è un altro. sarebbe l'unica spiegazione.
la grande sorpresa, che finisce di distruggerlo, è che, le colleghe, quasi scioccate, raccontano di una barbara anientata, che piange tutto il giorno, la quale viene monitorata per paura che possa fare una sciocchezza.
barbara andava al lavoro e una volta tornata, piangeva fino ad addomentarsi, sul divano di qualcuna delle sue amiche.
era irriconoscibile, spenta, depressa, provata.
giacomo rimane senza parole. non capiva.
lei aveva preso la decisione, senza lasciar nessuno spiraglio, e piangeva da quando si svegliava a quando andava a dormire? perche'?
giacomo tenta il tuttopertutto.
va a londra.
barbara, avvertita, non si fa trovare.
da fuori sembrava tutto folle. io stessa conglio a giacomo di lasciarla andare.
se si spettavano, si sarebbero ritrovati, strada facendo, senza forzature.
ma forse, giacomo sapeva che qualcosa si era rotto. per questo rimaneva fermo, non per il mio consiglio.
passano un paio di mesi.
la situazione non cambia.
giacomo usciva solo per avere nuovi punti di vista, dritte o consigli sul da farsi.
spiegava a chi-che-sia la sua posizione, uomini-donne e a volte anche adoloscenti.
sperava in una nuova frase, in un nuovo appiglio, in un nuovo punto di vista, sapendo che nessuno glielo avrebbe fornito.
si perche' quando si ascoltano cosi tante risposte dagli altri senza trovare la soluzione, è perche' gia' sappiamo la verita', è che non abbiamo il coraggio di dircela..
passa un altro mese.
giacomo è provato, dimagrito e frustrato.
vorrebbe andare a londra, ma qualcosa lo trattiene.
poi una mattina, finalmente il cellulare squilla, il nome di barbara fa brillare il display.
"barbara love" - rispondi
scorrere per rispondere.
giacomo scorre.
"ciao, sono io"
" si lo so, mica ti ho cancellata."
" ti devo parlare, urgente."
" dimmi barbara, io ti ascolto."
" giacomo, volevo lo sapessi da me, fra due mesi mi sposo."
" Si nun sei re, nun fa' legge nova e lassa er monno come se trova " - PARTE IV 22 febbraio

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