un blog per sopravvivere al mal d'amore e per non annoiarsi sul trenoaltavelocita' roma-milano
domenica 2 febbraio 2014
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE III
si, marina risponde ed accetta l'incontro.
si, marina va all'appuntamento.
si, marina si illude che giulio sia rinsavito.
si, marina è ancora innamorata.
in queste situazioni, quello che avviene tra la telefonata e l'appuntamento non è altro che un festival di ipotesi miste tra realta' e proiezioni. tutto cio' che si teme e cio' che si desidera, in unico film.
virgole che diventano apnee, punti di interrogativi che diventano ostacoli, e punti di sospensione che diventano pugnali.
marina non nasconde le sue paure, ma le affoga volentieri di fronte ai suoi "vorrei" e i suoi "desidererei".
si vedono al bar, al solito bar. per scaramanzia, marina non ne aveva parlato ad anima viva.
forse piu' per paura, ma "perscaramanzia" suonava meglio per l'autostima.
eccolo, arriva.
i suoi passi vengono effettuati al rallentatore, marina si offre una realta' in slow motion, in armonia con i suoi battiti, non voleva perdere neanche un dettaglio di quel momento.
i mesi passati, solo e perso, gli avevano regalato un aria da maledetto che gli stava maledettamente bene. "maledettote".
marina percepisce immediatamente voglia di baciarlo, per cui decide di comportarsi di conseguenza. diventa fredda e non glielo fa capire.
lui dapprima imbarazzato, cerca di essere sciolto e di rompere il ghiaccio.
fa finta che lei non sappia nulla delle sue ultime vicissitudini.
e tra un " comevaillalvoro?" e un "haipoiritiratolanuovatv?" arriva la domanda.
marina sa, e preparata, pesca virtualmente la sua risposta dalla tasca, come si fa con il discorso che si prepara per ritirare un premio (non ero pronto a questa possibilita', ma ho comunque buttato giu' due righe).
mentre lei immagina il ritiro del premio, le sue buone intuizioni-visioni su giulio confermate, le amiche che devono ammettere che aveva ragione, i genitori che lo riabbracciano mentre dicono "seisemprestatounodifamigliapernoi", giulio interrompe le chiacchere ed enuncia la frase:
in realta' arriva prima il labbiale, come fosse fuori sink, perche' marina aspettava una frase ben precisa, per cui quando esce altro, marina non lo percepisce immediatamente..
" sai non pensavo avrei trovato il coraggio di chiamarti per chiederti una cosa del genere,
ma l'ho fatto, quindi te la chiedo.. è passato cosi' tanto tempo....ma sono veramente disperato.
mi servono dei soldi.. tu puoi prestarmeli?"
marina pensa di impazzire
crolla tutto, il vestito, la premiazione, il discorso finto nn preparato, le telefonate alle amiche " ve lo avevo detto che giulio non era cosi ", lei mentre fa colazione nello stesso bar l'indomani dopo aver fatto di nuovo l'amore.. insomma, marina si fa ripetere due volte la frase, perche' riesce a risalire dalle sue vecchie proiezioni per doversi buttare nel suo nuovo incubo, a fatica.
-" cioè, mi hai chiamata per farti prestare dei soldi?"
- "..e per sapere come stai, ovvio"
dissolvenza.
nel senso che si dissolvono tutti quei mesi, quelle settimane ferma a capire, quei giorni ferma ad aspettare, quelle ore ferma a sperare, quei minuti ferma a fissare il cellulare che non squillava mai.
vuolesoloisoldistostronzo.
e poi un timido "..si, cioè dipende, quanto ti serve?"
lui, seccato " 5000 marina, almeno 5000 euro "
marina urla, vomita, scalpita, crolla, si accascia, rantola e piange, dentro.
ma fuori decide di non fargli arrivare proprio nulla.
" non ti prometto nulla, ma ci provo"
lui " sapevo che mi saresti stata d'aiuto, sappi che lo apprezzo ".
un anonimo bacio sulla guancia, giulio si alza e se ne va.
il nulla, intorno a se', dentro di se', davanti a se', dietro di se', marina torna a casa galleggiando nella merda che giulio le aveva sapientemente spruzzato addosso.
iniziano cosi mesi di silenzio.
giulio dopo l'incontro sparisce, forse resosi conto della figura di merda, forse per tutelare marina o piu' probabile perche' i soldi poi, li aveva rimediati altrove.
non un messaggio, non un segnale.
marina rimane appesa mesi dopo quell'evento. dopo di che decide di rimettersi a vivere la sua vita.
e per vita, intendo il triste copione che conosceva a memoria, quello che lo aveva portata a giulio.
incontra solo personaggi che la scartano, che le raccontano bugie, che la tengono a distanza.
nelle "relazioni" lei entra e esce come lo si fa con un nuovo sport da adolescenti. iniziando e non finendo mai nulla. neanche finendo di stare male.
oramai l'entusiasmo si esaurisce ancor prima che venga scaricata. marina ha affinato la tecnica
del " ti richiamo io".
sembra che la sua volonta' sia non sentire piu nulla.
capire di non poter provare piu' nulla.
nulla, fino a che non incontra maurizio.
l'unico ragazzo sembra non darle " l'istruzione per l'autodistriuzione".
maurizio riesce a incuriosirla, a tirarla dentro, come mai nessuno sembrava aver fatto in quei mesi.
coup de scène!
noi amiche siamo contente, e per noi, intendo anche io, fin tanto che maurizio non mi viene presentato di persona.
maurizio è unto, ambiguo, non guarda mai dritto negli occhi quando parla, nasconde sempre il cellulare quando squilla, e cambia stanza per leggere i messaggi ricevuti.
mi trattengo fin tanto posso, poi sbotto prima con battute cattive a lui, poi con parole pesanti con lei.
marina si difende, lo difende, e mi ricorda che lui è l'unico che sia riuscito a tirarla fuori dal baratro, a farla rimettere in gioco e a farle dimenticare giulio.
io esco dai gangheri e le ricordo che non si cancella uno stronzo con un altro stronzo!
marina fa muro, non vuole che io scoppi la sua bolla tenuta in piedi con tanto sforzo.
non vuole capire.
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE IV , domani 3 febbraio
sabato 1 febbraio 2014
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE II
ecco. marina lascia giulio.
dissolvenza.
ovvero si dissolvono tutte le intenzioni, i buoni propositi, le promesse, i sentimenti, i legami, le amicizie, le illusioni, le rate della tv da 50pollici, i nonsostaresenzadite, tutto in malora.
giulio inizia o meglio continua la sua regressione.
marina pensa di impazzire.
le arrivano voci insistenti che giulio si fa prestare i soldi da mezza roma, che non lavora piu' come prima, che ha preso peso e perso dignita', che non sceglie piu' le amicizie, ma le subisce a seconda dell'umore o del portafoglio.
la sua nomea in pochi mesi va a farsi fottere.
e nonostante marina avesse materiale per dimenticarlo per le prossime 5 vite, continua a monitorarlo a distanza, forse aspettando il miracolo, che non solo, non arriva, ma aggiunge altra delusione, alla delusione gia' presente. sono 2mesiemezzo, lascio?
Porta aperta pè chi porta, chi nun porta parta pure.
marina cerca come meglio crede di rifarsi una vita.
è una donna, una donna in gamba, una donna in gamba e affascinate, per quale motivo si dovrebbe ridurre in quello stato, per una persona che ha deciso di perdersi nel mondo?
tante domande, un'unica risposta.
marina non riusciva a seppelire il piacevole ricordo che giulio le aveva regalato i primi anni della loro relazione.
come si puo' diventare una persona cosi diversa, in cosi poco tempo, senza un vero motivo?
marina pensa di impazzire.
decide di certificare la fine della loro storia frequentando matteo.
matteo.. il povero matteo, che prova in tutti i modi a far sorridere la principessa triste sotto incantensimo.
matteo che dice le parole giuste, al momento giusto, che tutte le amiche adorano, e per il quale anche i parenti fanno il tifo.
matteo.
matteo..
matteo dura 3 settimane.
anche un sordo, un laziale o uno stolto, si sarebbe accorto che marina nn doveva uscire dalla loro relazione, perche' di fatto, non c'era mai entrata..
marina.
marina..
marina ricomincia a distanza a monitorare giulio.
si era data una sorta di scadenza, che puntualmente veniva rimandata.
poi un bel giorno, arriva la telefonata.
"giulio cell" rispondere? scorri per rispondere.
marina scorre.
la voce è una voce pulita, tranquilla, senza nessuna vera intenzione nel tono.
una voce che vuole dire, non parlare.
giulio le chiede di vedersi.
marina accetta.
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE III domani 2 Febbraio
venerdì 31 gennaio 2014
" SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE I
protagonisti di questa lunghissima vicenda, sono giulio e marina.
come da copione i nomi sono inventati per rispettare la loro privacy e per lasciare la mia macchina intatta, senza righe e con gli specchietti attaccati.
marina compie varie piroette prima di arrivare a giulio.
piroette nel senso quasi vero del termine, perche' viene spesso piroettata fuori dalle sue storie, sempre con lo stesso triste copione. lei si innamora di lui, lui o la lascia per un'altra, o la tiene con un'altra, o scopre di voler altro dalla vita, o decide che non è il loro momento.
tutto questo per dire che marina, arriva abbastanza satura e provata alla storia con giulio.
lui pero', la accoglie a braccia aperte, consapevole che qualsiasi percorso sbagliato lei potesse aver fatto, quel percorso, l'aveva condotta a lui. e questo gli bastava.
credo che questo si possa chiamare semplicemente, amore.
la loro storia passa attraverso alti e bassi, lei con un lavoro sicuro e ben pagato in una grande multinazionale, lui insegnante di yoga, prima full-time, poi part-time, poi due giorni a settimana, poi lezioni private, poi mi-presti-i-soldi-per-fare-un-corso-di-aggiornamento?
ma sappiamo che l'amore è anche questo, un po ti appoggi su di me, poi, un po' io su di te..
la vita va avanti, ma le prime piccole crisi non si fanno aspettare.
giulio, forse a causa del lavoro sempre piu' precario, forse a causa del lavoro di lei super solido e ben retribuito, o forse per una lazio sempre piu' scarsa, cade nello sconforto e come reazione sceglie, ad una ben piu' classica depressione, la mondanita'.
giulio sembrava non aver piu' una casa.
quei pochi soldi che guadagnava, li spendeva, li offriva, qualsiasi fosse la compagnia, il momento o l'occasione.
marina all'inizio, tollerava, capiva, deduceva, intuiva, poi si è rotta i cojoni.
non capiva quella regressione, quel volersi umiliare, e usare i pochi soldi per situazioni inutili e non per investirli nel proprio lavoro o nella vita di coppia.
giulio sembrava voler sentire il rumore, il rumore netto della corda che si rompeva.
e il suono non tarda ad arrivare, sotto forma di porta che sbatte, dopo l'ennesima bolletta non pagata, e dopo l'ennesimo reclamo della banca per un prestito non pagato, fatto per lui, attivato a nome di lei.
marina sa che non è altro che una reazione ad un brutto periodo che stava passando, che lui è altro,
ma questo non gli faceva avere il nullaaosta per mancarle di rispetto, umiliarla e lasciarla da sola.
in una storia, per fare andare bene le cose, servono due persone,
per farla andare male, ne' basta una sola.
marina lascia giulio, e lui,
come sedato e sotto incantesimo, non controbbatte neanche il lungo discorso che lei si era presa la briga di enunciare, prende i suoi quattro stracci, e se ne va.
( " SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE II , domani 1 Febbraio. )
come da copione i nomi sono inventati per rispettare la loro privacy e per lasciare la mia macchina intatta, senza righe e con gli specchietti attaccati.
marina compie varie piroette prima di arrivare a giulio.
piroette nel senso quasi vero del termine, perche' viene spesso piroettata fuori dalle sue storie, sempre con lo stesso triste copione. lei si innamora di lui, lui o la lascia per un'altra, o la tiene con un'altra, o scopre di voler altro dalla vita, o decide che non è il loro momento.
tutto questo per dire che marina, arriva abbastanza satura e provata alla storia con giulio.
lui pero', la accoglie a braccia aperte, consapevole che qualsiasi percorso sbagliato lei potesse aver fatto, quel percorso, l'aveva condotta a lui. e questo gli bastava.
credo che questo si possa chiamare semplicemente, amore.
la loro storia passa attraverso alti e bassi, lei con un lavoro sicuro e ben pagato in una grande multinazionale, lui insegnante di yoga, prima full-time, poi part-time, poi due giorni a settimana, poi lezioni private, poi mi-presti-i-soldi-per-fare-un-corso-di-aggiornamento?
ma sappiamo che l'amore è anche questo, un po ti appoggi su di me, poi, un po' io su di te..
la vita va avanti, ma le prime piccole crisi non si fanno aspettare.
giulio, forse a causa del lavoro sempre piu' precario, forse a causa del lavoro di lei super solido e ben retribuito, o forse per una lazio sempre piu' scarsa, cade nello sconforto e come reazione sceglie, ad una ben piu' classica depressione, la mondanita'.
giulio sembrava non aver piu' una casa.
quei pochi soldi che guadagnava, li spendeva, li offriva, qualsiasi fosse la compagnia, il momento o l'occasione.
marina all'inizio, tollerava, capiva, deduceva, intuiva, poi si è rotta i cojoni.
non capiva quella regressione, quel volersi umiliare, e usare i pochi soldi per situazioni inutili e non per investirli nel proprio lavoro o nella vita di coppia.
giulio sembrava voler sentire il rumore, il rumore netto della corda che si rompeva.
e il suono non tarda ad arrivare, sotto forma di porta che sbatte, dopo l'ennesima bolletta non pagata, e dopo l'ennesimo reclamo della banca per un prestito non pagato, fatto per lui, attivato a nome di lei.
marina sa che non è altro che una reazione ad un brutto periodo che stava passando, che lui è altro,
ma questo non gli faceva avere il nullaaosta per mancarle di rispetto, umiliarla e lasciarla da sola.
in una storia, per fare andare bene le cose, servono due persone,
per farla andare male, ne' basta una sola.
marina lascia giulio, e lui,
( " SE MI LASCI, SEI UN CANCELLO" - PARTE II , domani 1 Febbraio. )
venerdì 17 gennaio 2014
" ANNUNCIATRICI E DINTORNI "
una verita' che ho imparato a digerire nel tempo, sia capitata a me direttamente, sia a terzi, è che,
chi fa annunci (drammatici) durante un litigio, non ha intenzione, e intendo minimamente intenzione, di fare cio' che ha annunciato.
di norma, tutto cio' che viene annunciato, in una lite o in una discussione, corrisponde alla proiezione della paura piu' grande. quella che si fugge con tutte le forze.
per cui, l'urlo dell'annunciatore o annunciatrice, non è altro che la richiesta disperata che la minaccia, non debba essere mai mantenuta.
colui che è seriamente intenzionato a lasciare, tradire, sparire, ferire, mentire, dimenticare, non lo dirai mai, perche' quando una di queste esigenze abita una persona, l'annuncio è privato, come un lutto, portato a termine dopo un lungo ragionamento o un percorso azionato da presa di coscienza e sancito dalle azioni e non dalle parole, perche' portarlo all'aria, offrirlo ad alta voce alla persona interessata, ne annullerebbe la credibilita', quindi la volonta'.
categoria a parte " i serial ":
gli intimidatori o intimidatrici " serial ", si aggirano indisturbati, minacciando grandi azioni, di fronte ad un pubblico selezionato. il casting viene fatto a porte chiuse, gli esaminati sono ignari di essere stati scelti. la selezione nonostante scrupolosa, a volte, viene lasciata al caso.
( gli intimidatori accettano volontari )
i " serial " non annunciano mai lo stesso messaggio di fronte alla stessa persona.
sanno che un bis potrebbe fargli perdere la faccia.
i " serial " si nutrono delle reazioni altrui. piu' è forte e disperata è la reazione, piu' il livello di minaccia sale.
il " serial " puo' comporre le proprie minacce sul posto, è in grado di cucire su misura nuovi repertori, personalizzando ogni volta a seconda della vittima, opera a domicilio, spesso auto o moto munito.
durante l'annuncio:
pause, espressioni, mimica facciale, toni, urla e insulti vengono scelti anche su richiesta, o per improvvisazione.
crudelta' pret-à-porter.
lunedì 13 gennaio 2014
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - IV e ultima PARTE
la vacanza non ha nulla della vacanza.
una lotta, una sfida, una gara, un combattimento, una contesa, un confronto, un duello, ma nulla che abbia a che fare con una vacanza. nulla.
un festival di alti e bassi.
pero', se a roma, patrizia sembrava trovare solo indizi per chiudere, in vacanza, nonostante i continui scontri, sembra non trovarne abbastanza.
come una piccola malattia, la vita li allontanava, e come una lenta medicina aspettata, il riunirsi li guariva.
questa altalena dilania patrizia che, allo stremo delle forze, mi chiama.
la mia, è una semplice risposta. una frase. una frase che lascia patrizia spiazzata, perche' cosi alla sua portata, ma mai presa in considerazione.
le consiglio di non mettere piu' a setaccio o al microscopio, ogni gesto, respiro e azione di mauro.
ma di guardare cosa queste dinamiche provocavano in lei.
cosa voleva patrizia, veramente? era felice cosi'?
voleva passare la sua vita accanto ad un uomo che non avrebbe mai decifrato e che non si sarebbe mai posto la domanda: "la mia donna è felice?"
patrizia a questo mio suggerimento crolla, crolla di fronte alle mille bugie raccontate, alle mie scuse trovate, alle migliaia di offese che si era rivolta, e per le innumerevoli mancanze di rispetto che aveva tacitamente accettato.
déjà-vu.
il resto della vacanza prende una nuova piega.
quella telefonata e la successiva presa di coscienza funge come da tappo. tutto viene risucchiato verso l'uscita e improvvisamente il fare elemosinoso di patrizia, viene sostituito con un fare sicuro e consapevole senza neanche passare dal via.
7 anni. patrizia non avrebbe sprecato un minuto di piu'. 7 anni, cazzo.
appena tornati a casa, patrizia, non solo non disfa le valige, ma ne riempe altre due con le cose rimaste negli armadi, oggetti personali, accessori, creme, assorbenti, regali, libri, dvd, prende tutto con la scrupolisita' chirurgica di una persona che sa che quello sarebbe stato ultimo giorno in quella "sua" noncasa.
mauro all'inizio, neanche si accorge del minitrasloco in atto, poi una volta accortosi, freddo come una birra lasciata troppe ore nel freezer, rilascia una sorta di ultimatum:
-" sai che se te ne vai, poi, qui, non ci metti piu' piede.. ".
la frase tuona prima come una promessa, poi come una minaccia, poi come una speranza alle orecchie di patrizia.
sa che se riesce a varcare quella soglia, non dovra' piu' far finta di essere felice, non dovra' piu' far finta di non essere frustrata, e sopratutto non dovra' piu' far finta di non volersi bene.
nonostante la lucidita' che aveva preso residenza dentro di lei, patrizia tergiversa per uscire.
perde tempo a cercare gli ultimi inutili oggetti in giro per la casa.
mauro se ne accorge, capisce che le sue parole l'avevano ancorata al terreno e sicuro di se', bofonchiando qualcosa, raggiunge la sua postazione " tristezza ", sul divano a fissare il vuoto.
vedendo la sua reazione, a patrizia schizza il sangue su al cervello, come le fosse stato iniettato con una mazzafionda.
torna indietro, direzione camera, raccoglie quello che aveva raccimolato e senza annunci e frasi ad effetto, impugna la maniglia della porta blindata, passa la soglia come fosse una prova di sopravvivenza dei grandi reality di canale 5 e si vede proiettata nella sua nuova vita.
è salva.
a sancire il passaggio, il frastuono della porta blindata sbattuta senza pieta'.
mauro non ha ricercato patrizia per un paio di mesi, forse aspettandosi di vederla tornare e per poi rifiutarla.
patrizia ha rincontrato gianluca, e dopo pochi mesi si sono innamorati.
oggi vivono insieme e hanno due bambini.
mauro alla notizia è impazzito, poi ha fatto finta di essere felice per lei, ma ad oggi,
a distanza di tanti anni (quasi 9), cova ancora la sua poltrona, e non si è piu' fidanzato.
una lotta, una sfida, una gara, un combattimento, una contesa, un confronto, un duello, ma nulla che abbia a che fare con una vacanza. nulla.
un festival di alti e bassi.
pero', se a roma, patrizia sembrava trovare solo indizi per chiudere, in vacanza, nonostante i continui scontri, sembra non trovarne abbastanza.
come una piccola malattia, la vita li allontanava, e come una lenta medicina aspettata, il riunirsi li guariva.
questa altalena dilania patrizia che, allo stremo delle forze, mi chiama.
la mia, è una semplice risposta. una frase. una frase che lascia patrizia spiazzata, perche' cosi alla sua portata, ma mai presa in considerazione.
le consiglio di non mettere piu' a setaccio o al microscopio, ogni gesto, respiro e azione di mauro.
ma di guardare cosa queste dinamiche provocavano in lei.
cosa voleva patrizia, veramente? era felice cosi'?
voleva passare la sua vita accanto ad un uomo che non avrebbe mai decifrato e che non si sarebbe mai posto la domanda: "la mia donna è felice?"
patrizia a questo mio suggerimento crolla, crolla di fronte alle mille bugie raccontate, alle mie scuse trovate, alle migliaia di offese che si era rivolta, e per le innumerevoli mancanze di rispetto che aveva tacitamente accettato.
déjà-vu.
il resto della vacanza prende una nuova piega.
quella telefonata e la successiva presa di coscienza funge come da tappo. tutto viene risucchiato verso l'uscita e improvvisamente il fare elemosinoso di patrizia, viene sostituito con un fare sicuro e consapevole senza neanche passare dal via.
7 anni. patrizia non avrebbe sprecato un minuto di piu'. 7 anni, cazzo.
appena tornati a casa, patrizia, non solo non disfa le valige, ma ne riempe altre due con le cose rimaste negli armadi, oggetti personali, accessori, creme, assorbenti, regali, libri, dvd, prende tutto con la scrupolisita' chirurgica di una persona che sa che quello sarebbe stato ultimo giorno in quella "sua" noncasa.
mauro all'inizio, neanche si accorge del minitrasloco in atto, poi una volta accortosi, freddo come una birra lasciata troppe ore nel freezer, rilascia una sorta di ultimatum:
-" sai che se te ne vai, poi, qui, non ci metti piu' piede.. ".
la frase tuona prima come una promessa, poi come una minaccia, poi come una speranza alle orecchie di patrizia.
sa che se riesce a varcare quella soglia, non dovra' piu' far finta di essere felice, non dovra' piu' far finta di non essere frustrata, e sopratutto non dovra' piu' far finta di non volersi bene.
nonostante la lucidita' che aveva preso residenza dentro di lei, patrizia tergiversa per uscire.
perde tempo a cercare gli ultimi inutili oggetti in giro per la casa.
mauro se ne accorge, capisce che le sue parole l'avevano ancorata al terreno e sicuro di se', bofonchiando qualcosa, raggiunge la sua postazione " tristezza ", sul divano a fissare il vuoto.
vedendo la sua reazione, a patrizia schizza il sangue su al cervello, come le fosse stato iniettato con una mazzafionda.
torna indietro, direzione camera, raccoglie quello che aveva raccimolato e senza annunci e frasi ad effetto, impugna la maniglia della porta blindata, passa la soglia come fosse una prova di sopravvivenza dei grandi reality di canale 5 e si vede proiettata nella sua nuova vita.
è salva.
a sancire il passaggio, il frastuono della porta blindata sbattuta senza pieta'.
mauro non ha ricercato patrizia per un paio di mesi, forse aspettandosi di vederla tornare e per poi rifiutarla.
patrizia ha rincontrato gianluca, e dopo pochi mesi si sono innamorati.
oggi vivono insieme e hanno due bambini.
mauro alla notizia è impazzito, poi ha fatto finta di essere felice per lei, ma ad oggi,
a distanza di tanti anni (quasi 9), cova ancora la sua poltrona, e non si è piu' fidanzato.
domenica 12 gennaio 2014
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - III PARTE
come le quattro dita chiuse nello sportello della macchina? come una capocciata sui denti? come sbattere la testa su uno scoglio dopo essersi tuffati? come schizzarsi con olio bollente? come la ceretta in faccia? come un tatuaggio sul seno durante l'allattamento? no, di piu'!
patrizia cercava di capire quanto dolorosa e violenta fosse stato ascoltare quella frase.
riusciva solo a ripercorrere tutti e sette gli anni, con l'unica e nuova certezza di avere vissuto la vita di un altro e non la sua, di averlo assistito, accompagnato, accudito, guardato, e di averlo solo avuto accanto, mai dentro. mauro era una sorta di testimone oculare dell'incidente in cui lei, anni prima,
aveva perso la dignita'.
mai si era sentita cosi' sola e stupida, come in quel momento.
forse erano state gia' dette frasi di quella caratura, forse erano gia' stati espressi concetti di quella portata, ma mai, mai una sola volta, patrizia li aveva voluti sentire.
mauro era li, seduto, assente, distratto, un po incuriosito dall'attesa della sua risposta.
lei riesce ad togliersi dal bordo del burrone, e a rispondere a quella domanda senza perdono.
risponde cosi' all'amica che le aveva appena mostrato l'uscita dal tunnel:
- " si, mauro è stato un tesoro, ora appena ho tempo, mi rimetto subito in cerca... ".
mauro sorride.
interno sera.
la cena continua con un filtro nuovo, come se patrizia avesse photoshoppato l'atmosfera, e l'avesse voluta virare per non doversi dare ulteriori spiegazioni.
come nulla fosse, patrizia sparecchia la tavola, fa il caffe', serve il caffe', sparecchia il caffe, carica la lavapiatti, gli ultimi spostamenti verso il salotto, una sigaretta, un "maquantoseidimagrita", "maquindiquandopartite", "maciseipoiandatainquellapalestra", e via discorrendo, la serata giunge al termine come una lenta, e dolorosa agonia.
mentre gli amici cominciano a salutarsi in salotto, durante gli ultimi spostamenti, gianluca un amico dell'universita', aiuta patrizia a sistemare la spazzatura e le numerose bottiglie di vino vuote che arredavano l'ingresso come birilli pronti allo strike.
in realta' il gesto ferisce patrizia, sembrava che tutti quella sera volessero farle vedere cosa stesse succedendo, e nonostante lusingata del gesto cavalleresco, risponde stizzita, neanche gliele avesse lanciate quelle fottute bottiglie.
patrizia non è abituata ad essere aiutata, e quell'aiuto non fece altro che peggiorare tutto cio' che non le era stato offerto da mauro durante quella cena, e durante gli ultimi sette anni.
gianluca, non pago, le suggerisce di dare una busta di immondizia o una bottiglia a ciascuno degli invitati per non dovere far tutto da sola, il giorno dopo.
ecco chi era il nuovo colpevole. gianluca, reo di aver messo in risalto il nulla fatto da mauro.
reo di aver fatto capire a patrizia, quanto si stesse accontentando e da quanto tempo si stesse raccontando bugie.
è doloroso scoprire che qualcuno ci sta ingannando, ma è una violenza carnale scoprire che quel qualcuno siamo noi.
patrizia saluta tutti, gianluca, e con un gesto degli occhi, un vaffanculomimatoconleciglia, saluta mauro e va a dormire.
sono passate due settimane.
è il giorno della partenza. due settimane in messico. vicinivicini.
mauro aveva chiesto a gianluca di accompagnarli all'aeroporto.
esterno giorno.
patrizia rivede gianluca. e immediate non tardano ad arrivare sensazione di rabbia, accavallate a frustrazione, intervellate a grande tristezza.
lo guarda con sospetto, che a tratti diventa disgusto. non capiva come uno cosi potesse andare in giro a far sembrare normale che gli altri non fossero normali.
odiava i suoi sorrisi, perche' le facevano ricordare ancora di piu' i musi di mauro, detestava la sua disponibilita', perche' evidenziava l'inettitudine di mauro, e non tollerava la sua iniziativa perche' sottolineava ancor di piu' la passivita' di mauro.
ma nonostante questo, patrizia, arrivata di fronte al check-in, non si arrende, e decide di portare a termine il suo piano.
dissolvenza.
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - IV e ultima PARTE , domani
sabato 11 gennaio 2014
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - II PARTE
nonostante la convivenza sembri molto naturale, il passaggio fisiologico dopo tutti quegli anni di conoscenza, patrizia sembra sentirsi sempre ospite, e non un ospite qualunque, un ospite con scadenza. diventata oramai una consuetudine, i due scoprono cio' che succede tra loro, mentre succede, non un accenno a spiegarsi, parlarsi o capirsi.
patrizia è satolla di questa situazione, vuole trovare una soluzione, percepisce il legame, ma non riesce a dargli forma perche' il copione viene scritto solo una volta girata la scena.
mauro, subisce, deduce, ignora e accoglie, come se tutta questa passivita' fosse un premio e non una punizione per tutti quegli anni passati insieme.
il suo modo di fare è sempre lo stesso, ed ad ogni piccolo accenno di discussione, si difende con la stessa frase da anni : " io sono fatto cosi, cosa ti aspetti? ".
patrizia, alle soglie della disperazione, sotto una sorta di ricatto, imprigionata in una gabbia dorata, che stranamente, aveva sapientemente arredato, non sa piu' se quello che stava succedendo le combaciasse o meno.
tenta il tutto per tutto e coinvolge mauro in un viaggio sorpresa.
le sorprese sono due, perche' mauro accetta entusiasta!
lei a quel punto decide che quella vacanza sara' il nonluogo dove lei gli confessera' i suoi veri sentimenti, e dove gli chiedera' conferme della sua presenza nella sua vita.
quindi, stufa di fare la comparsa nella vita di lui e non la protagonista della propria, patrizia, cambia di nuovo assetto, come se l'occhio di bue da lei manovrato in quegli anni, tornasse improvvisamente su di lei.
si mette al centro. e a sua grande sorpresa, non le dispiace affatto.
mentre prepara ogni singolo dettaglio della vacanza, ogni piccola escursione, ogni singolo visita guidata, ogni singolo pasto, studiando a memoria tutte le guide del messico e dintorni, intravede mauro, stanco, sulla poltrona mentre sfoglia un giornale annoiato.
lo guarda, e i 7 anni le passano davanti come una rassegna di film tristi, tutti con lo stesso finale.
tutto le appare inutile, fuori luogo, e ingiusto. patrizia era gia' partita con la testa, e mauro probabilmente non avrebbe lasciato il suo triste e cupo mondo neanche una volta arrivato al check-in.
scuote la testa, il suo progetto si fa largo tra i cattivi pensieri, li spazza via e con grande fatica, patriza cerca il suo entusiasmo quasi pensando di non averlo mai avuto.
da quando il padre era scomparso, mauro aveva perso quella poca iniziativa che lo abitava..
nonostante questo, un pomeriggio, creando un'espressione nuova sul viso di patrizia, decide di organizzare una cena.
ovviamente patrizia si sarebbe dovuta occupare di decidere cosa mangiare, fare la spesa, cucinare, e chiamare gli amici. mauro era esente, in quanto aveva gia' dichiarto anni prima, che non era in grado, una sorta di autocertificazione di inettitudine che lo proteggeva da qualsiasi critica e/o discussione.
patrizia provava piacere a fare la donna di casa, perche' in quanto donna di casa, si sentiva donna, e in quanto donna, donna di mauro. un sillogismo che era chiaro solo a lei e a chi, come lei, rifiutava di vedere la realta' dei fatti.,
dopo aver chiamato, comprato, trasportato, organizzato, cucinato e sistemato, la cena è pronta.
una decina di persone ospiti, tra amici della "coppia" e amici dell'universita'.
mentre patrizia stava combaciando perfettamente al ruolo che le era stato assegnato per quella sera, sorrisi e chiacchere q.b.,
laura, un'amica dei due, interrompe un momento di chiacchere con una domanda, apparentemente innocua.
- " ... insomma, alla fine siete andati a vivere insieme, ce l'avete fatta!"
immediata e efficace, arriva la risposta di mauro, come una sberla:
-" ... ma no, non abitiamo insieme, ospito patrizia per un po' perche' non è ancora riuscita a trovare casa... "
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - III PARTE, domani
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