un blog per sopravvivere al mal d'amore e per non annoiarsi sul trenoaltavelocita' roma-milano
venerdì 17 gennaio 2014
" ANNUNCIATRICI E DINTORNI "
una verita' che ho imparato a digerire nel tempo, sia capitata a me direttamente, sia a terzi, è che,
chi fa annunci (drammatici) durante un litigio, non ha intenzione, e intendo minimamente intenzione, di fare cio' che ha annunciato.
di norma, tutto cio' che viene annunciato, in una lite o in una discussione, corrisponde alla proiezione della paura piu' grande. quella che si fugge con tutte le forze.
per cui, l'urlo dell'annunciatore o annunciatrice, non è altro che la richiesta disperata che la minaccia, non debba essere mai mantenuta.
colui che è seriamente intenzionato a lasciare, tradire, sparire, ferire, mentire, dimenticare, non lo dirai mai, perche' quando una di queste esigenze abita una persona, l'annuncio è privato, come un lutto, portato a termine dopo un lungo ragionamento o un percorso azionato da presa di coscienza e sancito dalle azioni e non dalle parole, perche' portarlo all'aria, offrirlo ad alta voce alla persona interessata, ne annullerebbe la credibilita', quindi la volonta'.
categoria a parte " i serial ":
gli intimidatori o intimidatrici " serial ", si aggirano indisturbati, minacciando grandi azioni, di fronte ad un pubblico selezionato. il casting viene fatto a porte chiuse, gli esaminati sono ignari di essere stati scelti. la selezione nonostante scrupolosa, a volte, viene lasciata al caso.
( gli intimidatori accettano volontari )
i " serial " non annunciano mai lo stesso messaggio di fronte alla stessa persona.
sanno che un bis potrebbe fargli perdere la faccia.
i " serial " si nutrono delle reazioni altrui. piu' è forte e disperata è la reazione, piu' il livello di minaccia sale.
il " serial " puo' comporre le proprie minacce sul posto, è in grado di cucire su misura nuovi repertori, personalizzando ogni volta a seconda della vittima, opera a domicilio, spesso auto o moto munito.
durante l'annuncio:
pause, espressioni, mimica facciale, toni, urla e insulti vengono scelti anche su richiesta, o per improvvisazione.
crudelta' pret-à-porter.
lunedì 13 gennaio 2014
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - IV e ultima PARTE
la vacanza non ha nulla della vacanza.
una lotta, una sfida, una gara, un combattimento, una contesa, un confronto, un duello, ma nulla che abbia a che fare con una vacanza. nulla.
un festival di alti e bassi.
pero', se a roma, patrizia sembrava trovare solo indizi per chiudere, in vacanza, nonostante i continui scontri, sembra non trovarne abbastanza.
come una piccola malattia, la vita li allontanava, e come una lenta medicina aspettata, il riunirsi li guariva.
questa altalena dilania patrizia che, allo stremo delle forze, mi chiama.
la mia, è una semplice risposta. una frase. una frase che lascia patrizia spiazzata, perche' cosi alla sua portata, ma mai presa in considerazione.
le consiglio di non mettere piu' a setaccio o al microscopio, ogni gesto, respiro e azione di mauro.
ma di guardare cosa queste dinamiche provocavano in lei.
cosa voleva patrizia, veramente? era felice cosi'?
voleva passare la sua vita accanto ad un uomo che non avrebbe mai decifrato e che non si sarebbe mai posto la domanda: "la mia donna è felice?"
patrizia a questo mio suggerimento crolla, crolla di fronte alle mille bugie raccontate, alle mie scuse trovate, alle migliaia di offese che si era rivolta, e per le innumerevoli mancanze di rispetto che aveva tacitamente accettato.
déjà-vu.
il resto della vacanza prende una nuova piega.
quella telefonata e la successiva presa di coscienza funge come da tappo. tutto viene risucchiato verso l'uscita e improvvisamente il fare elemosinoso di patrizia, viene sostituito con un fare sicuro e consapevole senza neanche passare dal via.
7 anni. patrizia non avrebbe sprecato un minuto di piu'. 7 anni, cazzo.
appena tornati a casa, patrizia, non solo non disfa le valige, ma ne riempe altre due con le cose rimaste negli armadi, oggetti personali, accessori, creme, assorbenti, regali, libri, dvd, prende tutto con la scrupolisita' chirurgica di una persona che sa che quello sarebbe stato ultimo giorno in quella "sua" noncasa.
mauro all'inizio, neanche si accorge del minitrasloco in atto, poi una volta accortosi, freddo come una birra lasciata troppe ore nel freezer, rilascia una sorta di ultimatum:
-" sai che se te ne vai, poi, qui, non ci metti piu' piede.. ".
la frase tuona prima come una promessa, poi come una minaccia, poi come una speranza alle orecchie di patrizia.
sa che se riesce a varcare quella soglia, non dovra' piu' far finta di essere felice, non dovra' piu' far finta di non essere frustrata, e sopratutto non dovra' piu' far finta di non volersi bene.
nonostante la lucidita' che aveva preso residenza dentro di lei, patrizia tergiversa per uscire.
perde tempo a cercare gli ultimi inutili oggetti in giro per la casa.
mauro se ne accorge, capisce che le sue parole l'avevano ancorata al terreno e sicuro di se', bofonchiando qualcosa, raggiunge la sua postazione " tristezza ", sul divano a fissare il vuoto.
vedendo la sua reazione, a patrizia schizza il sangue su al cervello, come le fosse stato iniettato con una mazzafionda.
torna indietro, direzione camera, raccoglie quello che aveva raccimolato e senza annunci e frasi ad effetto, impugna la maniglia della porta blindata, passa la soglia come fosse una prova di sopravvivenza dei grandi reality di canale 5 e si vede proiettata nella sua nuova vita.
è salva.
a sancire il passaggio, il frastuono della porta blindata sbattuta senza pieta'.
mauro non ha ricercato patrizia per un paio di mesi, forse aspettandosi di vederla tornare e per poi rifiutarla.
patrizia ha rincontrato gianluca, e dopo pochi mesi si sono innamorati.
oggi vivono insieme e hanno due bambini.
mauro alla notizia è impazzito, poi ha fatto finta di essere felice per lei, ma ad oggi,
a distanza di tanti anni (quasi 9), cova ancora la sua poltrona, e non si è piu' fidanzato.
una lotta, una sfida, una gara, un combattimento, una contesa, un confronto, un duello, ma nulla che abbia a che fare con una vacanza. nulla.
un festival di alti e bassi.
pero', se a roma, patrizia sembrava trovare solo indizi per chiudere, in vacanza, nonostante i continui scontri, sembra non trovarne abbastanza.
come una piccola malattia, la vita li allontanava, e come una lenta medicina aspettata, il riunirsi li guariva.
questa altalena dilania patrizia che, allo stremo delle forze, mi chiama.
la mia, è una semplice risposta. una frase. una frase che lascia patrizia spiazzata, perche' cosi alla sua portata, ma mai presa in considerazione.
le consiglio di non mettere piu' a setaccio o al microscopio, ogni gesto, respiro e azione di mauro.
ma di guardare cosa queste dinamiche provocavano in lei.
cosa voleva patrizia, veramente? era felice cosi'?
voleva passare la sua vita accanto ad un uomo che non avrebbe mai decifrato e che non si sarebbe mai posto la domanda: "la mia donna è felice?"
patrizia a questo mio suggerimento crolla, crolla di fronte alle mille bugie raccontate, alle mie scuse trovate, alle migliaia di offese che si era rivolta, e per le innumerevoli mancanze di rispetto che aveva tacitamente accettato.
déjà-vu.
il resto della vacanza prende una nuova piega.
quella telefonata e la successiva presa di coscienza funge come da tappo. tutto viene risucchiato verso l'uscita e improvvisamente il fare elemosinoso di patrizia, viene sostituito con un fare sicuro e consapevole senza neanche passare dal via.
7 anni. patrizia non avrebbe sprecato un minuto di piu'. 7 anni, cazzo.
appena tornati a casa, patrizia, non solo non disfa le valige, ma ne riempe altre due con le cose rimaste negli armadi, oggetti personali, accessori, creme, assorbenti, regali, libri, dvd, prende tutto con la scrupolisita' chirurgica di una persona che sa che quello sarebbe stato ultimo giorno in quella "sua" noncasa.
mauro all'inizio, neanche si accorge del minitrasloco in atto, poi una volta accortosi, freddo come una birra lasciata troppe ore nel freezer, rilascia una sorta di ultimatum:
-" sai che se te ne vai, poi, qui, non ci metti piu' piede.. ".
la frase tuona prima come una promessa, poi come una minaccia, poi come una speranza alle orecchie di patrizia.
sa che se riesce a varcare quella soglia, non dovra' piu' far finta di essere felice, non dovra' piu' far finta di non essere frustrata, e sopratutto non dovra' piu' far finta di non volersi bene.
nonostante la lucidita' che aveva preso residenza dentro di lei, patrizia tergiversa per uscire.
perde tempo a cercare gli ultimi inutili oggetti in giro per la casa.
mauro se ne accorge, capisce che le sue parole l'avevano ancorata al terreno e sicuro di se', bofonchiando qualcosa, raggiunge la sua postazione " tristezza ", sul divano a fissare il vuoto.
vedendo la sua reazione, a patrizia schizza il sangue su al cervello, come le fosse stato iniettato con una mazzafionda.
torna indietro, direzione camera, raccoglie quello che aveva raccimolato e senza annunci e frasi ad effetto, impugna la maniglia della porta blindata, passa la soglia come fosse una prova di sopravvivenza dei grandi reality di canale 5 e si vede proiettata nella sua nuova vita.
è salva.
a sancire il passaggio, il frastuono della porta blindata sbattuta senza pieta'.
mauro non ha ricercato patrizia per un paio di mesi, forse aspettandosi di vederla tornare e per poi rifiutarla.
patrizia ha rincontrato gianluca, e dopo pochi mesi si sono innamorati.
oggi vivono insieme e hanno due bambini.
mauro alla notizia è impazzito, poi ha fatto finta di essere felice per lei, ma ad oggi,
a distanza di tanti anni (quasi 9), cova ancora la sua poltrona, e non si è piu' fidanzato.
domenica 12 gennaio 2014
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - III PARTE
come le quattro dita chiuse nello sportello della macchina? come una capocciata sui denti? come sbattere la testa su uno scoglio dopo essersi tuffati? come schizzarsi con olio bollente? come la ceretta in faccia? come un tatuaggio sul seno durante l'allattamento? no, di piu'!
patrizia cercava di capire quanto dolorosa e violenta fosse stato ascoltare quella frase.
riusciva solo a ripercorrere tutti e sette gli anni, con l'unica e nuova certezza di avere vissuto la vita di un altro e non la sua, di averlo assistito, accompagnato, accudito, guardato, e di averlo solo avuto accanto, mai dentro. mauro era una sorta di testimone oculare dell'incidente in cui lei, anni prima,
aveva perso la dignita'.
mai si era sentita cosi' sola e stupida, come in quel momento.
forse erano state gia' dette frasi di quella caratura, forse erano gia' stati espressi concetti di quella portata, ma mai, mai una sola volta, patrizia li aveva voluti sentire.
mauro era li, seduto, assente, distratto, un po incuriosito dall'attesa della sua risposta.
lei riesce ad togliersi dal bordo del burrone, e a rispondere a quella domanda senza perdono.
risponde cosi' all'amica che le aveva appena mostrato l'uscita dal tunnel:
- " si, mauro è stato un tesoro, ora appena ho tempo, mi rimetto subito in cerca... ".
mauro sorride.
interno sera.
la cena continua con un filtro nuovo, come se patrizia avesse photoshoppato l'atmosfera, e l'avesse voluta virare per non doversi dare ulteriori spiegazioni.
come nulla fosse, patrizia sparecchia la tavola, fa il caffe', serve il caffe', sparecchia il caffe, carica la lavapiatti, gli ultimi spostamenti verso il salotto, una sigaretta, un "maquantoseidimagrita", "maquindiquandopartite", "maciseipoiandatainquellapalestra", e via discorrendo, la serata giunge al termine come una lenta, e dolorosa agonia.
mentre gli amici cominciano a salutarsi in salotto, durante gli ultimi spostamenti, gianluca un amico dell'universita', aiuta patrizia a sistemare la spazzatura e le numerose bottiglie di vino vuote che arredavano l'ingresso come birilli pronti allo strike.
in realta' il gesto ferisce patrizia, sembrava che tutti quella sera volessero farle vedere cosa stesse succedendo, e nonostante lusingata del gesto cavalleresco, risponde stizzita, neanche gliele avesse lanciate quelle fottute bottiglie.
patrizia non è abituata ad essere aiutata, e quell'aiuto non fece altro che peggiorare tutto cio' che non le era stato offerto da mauro durante quella cena, e durante gli ultimi sette anni.
gianluca, non pago, le suggerisce di dare una busta di immondizia o una bottiglia a ciascuno degli invitati per non dovere far tutto da sola, il giorno dopo.
ecco chi era il nuovo colpevole. gianluca, reo di aver messo in risalto il nulla fatto da mauro.
reo di aver fatto capire a patrizia, quanto si stesse accontentando e da quanto tempo si stesse raccontando bugie.
è doloroso scoprire che qualcuno ci sta ingannando, ma è una violenza carnale scoprire che quel qualcuno siamo noi.
patrizia saluta tutti, gianluca, e con un gesto degli occhi, un vaffanculomimatoconleciglia, saluta mauro e va a dormire.
sono passate due settimane.
è il giorno della partenza. due settimane in messico. vicinivicini.
mauro aveva chiesto a gianluca di accompagnarli all'aeroporto.
esterno giorno.
patrizia rivede gianluca. e immediate non tardano ad arrivare sensazione di rabbia, accavallate a frustrazione, intervellate a grande tristezza.
lo guarda con sospetto, che a tratti diventa disgusto. non capiva come uno cosi potesse andare in giro a far sembrare normale che gli altri non fossero normali.
odiava i suoi sorrisi, perche' le facevano ricordare ancora di piu' i musi di mauro, detestava la sua disponibilita', perche' evidenziava l'inettitudine di mauro, e non tollerava la sua iniziativa perche' sottolineava ancor di piu' la passivita' di mauro.
ma nonostante questo, patrizia, arrivata di fronte al check-in, non si arrende, e decide di portare a termine il suo piano.
dissolvenza.
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - IV e ultima PARTE , domani
sabato 11 gennaio 2014
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - II PARTE
nonostante la convivenza sembri molto naturale, il passaggio fisiologico dopo tutti quegli anni di conoscenza, patrizia sembra sentirsi sempre ospite, e non un ospite qualunque, un ospite con scadenza. diventata oramai una consuetudine, i due scoprono cio' che succede tra loro, mentre succede, non un accenno a spiegarsi, parlarsi o capirsi.
patrizia è satolla di questa situazione, vuole trovare una soluzione, percepisce il legame, ma non riesce a dargli forma perche' il copione viene scritto solo una volta girata la scena.
mauro, subisce, deduce, ignora e accoglie, come se tutta questa passivita' fosse un premio e non una punizione per tutti quegli anni passati insieme.
il suo modo di fare è sempre lo stesso, ed ad ogni piccolo accenno di discussione, si difende con la stessa frase da anni : " io sono fatto cosi, cosa ti aspetti? ".
patrizia, alle soglie della disperazione, sotto una sorta di ricatto, imprigionata in una gabbia dorata, che stranamente, aveva sapientemente arredato, non sa piu' se quello che stava succedendo le combaciasse o meno.
tenta il tutto per tutto e coinvolge mauro in un viaggio sorpresa.
le sorprese sono due, perche' mauro accetta entusiasta!
lei a quel punto decide che quella vacanza sara' il nonluogo dove lei gli confessera' i suoi veri sentimenti, e dove gli chiedera' conferme della sua presenza nella sua vita.
quindi, stufa di fare la comparsa nella vita di lui e non la protagonista della propria, patrizia, cambia di nuovo assetto, come se l'occhio di bue da lei manovrato in quegli anni, tornasse improvvisamente su di lei.
si mette al centro. e a sua grande sorpresa, non le dispiace affatto.
mentre prepara ogni singolo dettaglio della vacanza, ogni piccola escursione, ogni singolo visita guidata, ogni singolo pasto, studiando a memoria tutte le guide del messico e dintorni, intravede mauro, stanco, sulla poltrona mentre sfoglia un giornale annoiato.
lo guarda, e i 7 anni le passano davanti come una rassegna di film tristi, tutti con lo stesso finale.
tutto le appare inutile, fuori luogo, e ingiusto. patrizia era gia' partita con la testa, e mauro probabilmente non avrebbe lasciato il suo triste e cupo mondo neanche una volta arrivato al check-in.
scuote la testa, il suo progetto si fa largo tra i cattivi pensieri, li spazza via e con grande fatica, patriza cerca il suo entusiasmo quasi pensando di non averlo mai avuto.
da quando il padre era scomparso, mauro aveva perso quella poca iniziativa che lo abitava..
nonostante questo, un pomeriggio, creando un'espressione nuova sul viso di patrizia, decide di organizzare una cena.
ovviamente patrizia si sarebbe dovuta occupare di decidere cosa mangiare, fare la spesa, cucinare, e chiamare gli amici. mauro era esente, in quanto aveva gia' dichiarto anni prima, che non era in grado, una sorta di autocertificazione di inettitudine che lo proteggeva da qualsiasi critica e/o discussione.
patrizia provava piacere a fare la donna di casa, perche' in quanto donna di casa, si sentiva donna, e in quanto donna, donna di mauro. un sillogismo che era chiaro solo a lei e a chi, come lei, rifiutava di vedere la realta' dei fatti.,
dopo aver chiamato, comprato, trasportato, organizzato, cucinato e sistemato, la cena è pronta.
una decina di persone ospiti, tra amici della "coppia" e amici dell'universita'.
mentre patrizia stava combaciando perfettamente al ruolo che le era stato assegnato per quella sera, sorrisi e chiacchere q.b.,
laura, un'amica dei due, interrompe un momento di chiacchere con una domanda, apparentemente innocua.
- " ... insomma, alla fine siete andati a vivere insieme, ce l'avete fatta!"
immediata e efficace, arriva la risposta di mauro, come una sberla:
-" ... ma no, non abitiamo insieme, ospito patrizia per un po' perche' non è ancora riuscita a trovare casa... "
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - III PARTE, domani
venerdì 10 gennaio 2014
" CHI DORME, PIJA I RESTI " - I PARTE
la storia di oggi, dopo quasi un anno di assenza, è con dedica.
dedicata a tutti quelli che danno le situazioni e le persone per scontato.
a tutti quelli che pensano che partecipare alla vita di coppia, voglia dire solo presenziarvi, e non condividere, guardare e non osservare, sentire e non ascoltare.
a tutte queste persone, do un onesto consiglio. state soli.
patrizia e mauro si sono conosciuti all'universita'.
dopo alti e bassi, dovuti alla scarsa comunicazione, riescono a capire di volersi frequentare.
ho sbagliato, lo deducono, perche' non parlano mai del loro rapporto, vuoi per un motivo, vuoi per un altro.
anche se in piu' di un'occasione, patrizia si diceva insofferente alle dinamiche di vita di coppia,
forse non soltanto per seguire la sua indole, ma per bagnare di coerenza un percorso fatto ad ostacoli, non previsto, non voluto.
mauro, dal suo canto, accoglieva qualunque decisione, ma senza mai dire la sua, come se qualcunque cosa gli fosse proposta fosse esattamente quella sperata.
patrizia, a grande sorpresa, finisce prima di lui gli esami, e si laurea in pochi mesi, senza annunci, ne' grandi festeggiamenti.
non si capiva mai se lei avesse questo tipo di comportamento, per via del carattere discreto, o perche' non volesse far pesare a mauro, l'ennesimo traguardo raggiunto, accanto ai suoi esami rimandati, le sue scelte mediocri e i suoi piccoli fallimenti personali.
passano mesi dalla laurea, e patrizia si rende conto che sono piu' di 5 anni che lei e mauro si frequentano e conoscono. improvvisamente, le scatta un bilancio nella testa, e si confessa che non sono stati 5 anni
faticosi, anzi, e nonostante le loro divergenze, erano cresciuti insieme e si erano aiutati a vicenda, anche se sotto voce..
decide cosi di cambiare assetto, sempre senza dire nulla, di essere piu' affettuosa e di condividere piu' momenti con lui, non foss'altro per stargli vicino.
è passato quasi un altro anno, mentre patrizia cerca disperatamente lavoro, il papa' di mauro si ammala. gravemente.
mauro cade in un torpore inaspettato. nonostante non sia piu' un ragazzino, la notizia del padre in fin di vita, lo lascia a terra. alle soglie della laurea, molla.
la laurea sembra l'ultima cosa che possa interessargli. e tutto cio' che ne consegue, i progetti con patrizia, il cercare casa, sempre con patrizia, etc..
4 mesi dopo la scomparsa del padre, mentre tutto sembrava cadere a pezzi tra loro, viene partorita la prima vera decisione del rapporto.
sono quasi 7 anni che patrizia e mauro si frequentano e patrizia si mette a cercare una stanza, per avere la sua privacy, per uscire da casa dei genitori e per iniziare finalmente la sua vita, da sola, senza aiuti.
dopo qualche esperimento mal riuscito, mauro propone finalmente a patrizia di ospitarla a casa sua.
" CHI DORME, PIJA I RESTI " II PARTE , domani
lunedì 6 maggio 2013
lettura consigliata di maggio
una risposta per tante domande.
si puo' amare qualcuno attraverso un intercapedine che ci separa da noi stessi?
puo' una persona sdoppiarsi per farsi voler bene?
un genitore puo' sbagliare fino al punto di creare un figlio su misura come i mobili di mondoconvenienza?
fare il bravo bambino per farsi amare, equivale a non essere un bambino, e a vivere una vita che non ci saziera' mai e che ci portera' ad essere degli eterni infelici.
un libro comprato per passione. divorato per necessita'.
lo consiglio a tutti i narcisi, ai frequentatori di narcisi, e ai mancini.
una delle origini della depressione. istruzioni per l'uso.
enjoy
venerdì 7 dicembre 2012
" INFERNO CON ANGOLO COTTURA " ( 3° ED ULTIMA PARTE )
eleonora riesce a non avere la reazione che tutti, o meglio lui, si sarebbe aspettato.
denuncia, si, il suo stato d'animo - era sotto shock -, ma lo fa come se fosse in "pausa", come lo stesse raccontando, non vivendo. lo enuncia.
rocco aveva prenotato le sue lacrime, le sue urla, in un packaging di dolore e disperazione. ma eleonora, riesce anche ad augurargli il meglio, a lui e alla fortunata " inglesina"..
dopo qualche mese, ele, trova il coraggio di chiamarmi e dirmelo.
io sbotto di felicita'! mi complimento per la reazione, per l' uscita di scena super dignitosa e sento che finalmente l' ombra del dolore è fina come al crepuscolo, e sta per scomparire..
ele non riesce ad essere cosi entusiasta come la sottoscritta, ovviamente, ha ancora il lutto da metabolizzare, perche' si sa, ogni storia ha i suoi tempi di assorbimento.
e immaginavo che il suo sarebbe stato lungo e avrebbe lasciato un bel segno. o meglio, una cicatrice.
arriva il giorno del matrimonio. amici in comune dell' ex coppia sono invitati. ma eleonora chiede appositamente ai fortunelli di non dirle la data, sapeva che era nel mese di giugno, ma non voleva assolutamente sapere che stava succedendo, mentre stava succedendo.
trovo l' atteggiamento di eleonora, sano e finalmente modificato.
modificato per seguire l' obbiettivo di riconoscere il proprio valore e tutelarlo. ero felice per lei e fiera
che i miei consigli avessero finalmente trovato una nuova dimensione.
il dolore è una brutta bestia quando non viene messo in conto. ci torce, si dimena e a volte ci dilania.
ma nel momento in cui sapppiamo di dover star male, intendo una volta preventivato, si riesce a gestirlo e addomesticarlo, misticamente.
eleonora, decide di buttarsi nel lavoro. ma poche settimane dopo il destino crudele e sadico le fa un brutto scherzo..ad eleonora arriva una super proposta per un lavoro..... a londra! che karma!
era evidentemente arrivato il momento di affrontare e risolvere.
lei, all' inizio, ancora segnata e fragile, tentenna sull' accettare la proposta, anche se molto allettante.
ma poi, la sua parte sana domina quella fragile, e alla fine contro ogni previsione, accetta e si trasferisce. tac!
ogni passo nella citta' le sembrava di schivare mine inesplose, sapeva quale fosse il quartiere dove lavorava il suo odiato ex. e ogni passo nella zona incriminata le provocava palpitazioni e attacchi di panico.
poi, magicamente, dopo aver preso le misure e aver iniziato il lavoro a pieno regime, eleonora si rilassa e pensa di essere pronta, anche ad un eventuale incontro.
detto fatto.
per raggiungere un gruppo di amici all' aperitivo, eleonora prende la metropolitana e confusa, esce e sbaglia fermata.
esce su strada, realizza l' errore e mentre fa per ritornare dentro..viene fermata da qualcuno che la trattiene dall' avambraccio, il tempo di alzare lo sguardo e gli occhi le rivelano l' arcano. era rocco.
i due assaliti dall' imbarazzo, cercano entrambi di rimandare la doverosa prima frase dopo l' incrocio degli sguardi.
e poi... unfragileciao, da parte di lei. lui inizialmente a disagio, riesce ad aprire la bocca e si butta nella descrizione della sua vita e del suo lavoro, senza lasciare nessun dettaglio all' immaginazione.
senza sputare mai.
lei educatamente, ascolta anche se onestamente non interessata, e lo osserva come se fosse la prima volta, e come se il tempo avesse cancellato i suoi lineamenti dalla sua memoria. lo riscopre e lo riregistra.
i due si scambiano i numeri (" just in case "), simulando normalita' e si salutano.
dopo qualche settimana dall' incontro-scontro, ad ele, suona il cellulare all' una di notte, preoccupata, anche se non riconosce il numero, risponde..
era rocco ( le aveva dato un numero sbagliato per paura che lei evitasse di rispondere..),
le dice di esser rimasto fuori casa, d' esser solo ( la moglie era all'estero per lavoro) e di non aver un posto dove andare. eleonora cerca di essere disponibile, ma non lo invita a casa, gli chiede se ha bisogno di soldi, di spostarsi o di mangiare.
rocco si impunta e pretende di raggiungerla per trovare una soluzione.
eleonora accetta e confessa indirizzo e codice. rocco arriva dopo pochi minuti.
diciamo pochissimi.
il mentecatto confessa che conosceva il suo indirizzo, che non era rimasto fuori casa e che la desiderava come il primo giorno. l' unica non bugia era riguardo la moglie, non era in citta'..
si avvicina, le sussurra che non ha mai smesso di pensarla e poi le sferra un bacio.
poi ne ruba un altro. il bacio viene ricambiato...e poi il bipolare viene spinto via.
lui non capisce e ci riprova. il repertorio non funzionava piu'.
eleonora era ormai vaccinata! (deo gratias )
non era piu' inquinabile. rocco allora impazzisce e comincia a dirle che era si, sposato da sei mesi, ma non era mai stato felice, che tradiva la moglie dal primo giorno, ma la sua amante non lo soddisfaceva e che lui aveva bisogno di una donna forte accanto, forte come eleonora.
eleonora comincia a ridere, prima tra i denti, poi ad altissima voce. poi la risatella diventa inarrestabile..le vengono addirittura le lacrime agli occhi..le si rovina il trucco..e piano piano, eleonora lo spinge, accompagnandolo con risa e spintoni verso la porta..lui non capisce e umiliato dal gesto, si lascia spingere fuori casa. una volta sull' uscio, ele gli chiude la porta in faccia!
eleonora oggi lavora e vive tra roma e londra, da quella sera ha smesso di sentire e vedere rocco, e ha ricominciato a volersi bene. veramente.
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